Tamuli a Macomer Sardegna
Archeologia,  Sardegna

Tamuli a Macomer: il sito, la storia e un messaggio universale.

Ci sono luoghi che sanno esercitare un’attrazione arcaica e che, meglio di altri, riescono a traghettarci nel passato più lontano: quello delle origini della nostra storia.

Questi luoghi ci raccontano di chi eravamo e da dove arriviamo, e ci rammentano il profondo legame che ci unisce alla Terra.

Sono luoghi che ci incuriosiscono; luoghi che riconosciamo immediatamente, quasi per istinto, perché ci trasmettono un messaggio semplice, primordiale e universale.

E’ un messaggio che, pur non riuscendo a comprenderlo pienamente, sentiamo ci appartenga da sempre.

Questo succede perché questi luoghi parlano una lingua che, anche se non ci facciamo più caso, in realtà ascoltiamo da millenni.

E’ la lingua dei nostri antenati, parlata dalle foglie, dall’acqua e dalle rocce.

Gli stessi antenati che ci hanno lasciato delle tracce affinché, un giorno, potessimo ritornare a comprenderla.

Sto parlando delle tante testimonianze archeologiche disseminate su tutto il territorio regionale.

Quelle stesse testimonianze che io e Michele amiamo visitare, alla ricerca dei protagonisti di una lunga storia da raccontare.

Ci sono luoghi speciali, capaci più di altri di raccontarci del nostro passato.

Tamuli è uno di questi.

Tamuli a Macomer
In visita all’area archeologica di Tamuli

L’area archeologica di Tamuli

Si tratta di un importante sito archeologico risalente all’Età del Bronzo Medio, cioè a circa 3.500 anni fa.

E’ un’area molto ricca e articolata, perché comprende un nuraghe con annesso villaggio e una zona funeraria, composta da 3 tombe dei giganti e da una serie (per la precisione sono 6) di strane pietre, che hanno molto incuriosito Michele.

I betili di Tamuli

Sicuramente sono l’attrazione maggiore di questo sito, perché nelle loro forme elementari sono la manifestazione di un messaggio che, pur non comprendendo pienamente, sappiamo appartenerci.

In realtà si tratta di un messaggio così semplice ed elementare che viene colto immediatamente da un bambino, perché la sua mente è ancora libera dai preconcetti e pregiudizi tipici dell’età adulta.

Gli stessi preconcetti che hanno allontanato noi grandi da alcune conoscenze arcaiche e sensibili, nel senso che richiedono una certa sensibilità per percepirle.

Noi adulti quella sensibilità l’abbiamo persa, o meglio: ci siamo dimenticati di averla e dovremo esercitarci a sbloccarla e utilizzarla.

Ma mentre noi grandi questa sensibilità l’abbiamo dimenticata; i bambini no! 🥰

Perché nella loro purezza, certe cose le colgono subito.

E così Michele, di fronte ai betili di Tamuli, ne ha subito colto la differenza, dividendoli tra maschi e femmine.

Per fare questo gli è bastato guardarli.

Mamma tre hanno le titte e tre no!

Semplice, vero?

In effetti, tre di queste curiose pietre hanno il seno, per questo Michele le ha ribattezzate “le pietre con le titte”.

Tecnicamente si parla di “forme mamellari”, ma Michele ha reso comunque benissimo l’idea. 😋

Anche gli archeologi parlano di betili femminili.

archeologia in Sardegna a Tamuli
Michele tra i betili di Tamuli

La presenza di “pietre maschili e pietre femminili” rimanda ai due elementi fondamentali della religione dei nostri antenati preistorici, ovvero l’elemento femminile e quello maschile.

Sono loro l’origine di tutto.

In effetti, come ha sottolineato Michele quasi stupito dalla banalità del concetto, non c’è vita se non dall’unione di questi due elementi.

Michele quindi ha subito colto, anzi ha dato per scontato per quanto è naturale, il significato di queste rappresentazioni.

Un significato che ci portiamo dentro, perché è l’essenza stessa della nostra esistenza: non solo come persone, ma proprio come specie.

Più difficile è stato, per lui, comprendere il legame tra queste pietre e le tombe circostanti.

Ma la morte è un concetto che ancora non gli appartiene, avendo solo sei anni.

O almeno non gli appartiene nel senso che gli diamo noi grandi: come un qualcosa di definitivo e doloroso.

E anche in questo Michele, come bambino, si avvicina a mio avviso molto alla concezione che i nostri primi antenati avevano della morte, intendendola come un passaggio inevitabile della vita.

A spiegargli meglio il rapporto tra betili e sepolture ci ha pensato Graziano, la bravissima guida che ci ha accompagnato alla scoperta del sito di Tamuli.

La sua spiegazione ha reso tutto più chiaro: a lui, ma anche a me! 😊

Betili e “Culto dei Morti”

Prima di soffermarmi sul legame tra i betili e l’area funeraria di Tamuli, voglio spiegare meglio cosa sono queste strane pietre.

In effetti, mi sono resa conto di non averlo ancora fatto! 😆

La parola “betilo” deriva dall’ebraico “Beith – El”, che significa “Casa di Dio”.

Il betilo è quindi una pietra in cui si pensava abitasse la divinità oppure che fosse essa stessa la divinità.

Macomer e il sito archeologico di Tamuli
I betili di Tamuli

Come dicevo prima, i betili di Tamuli rimandano ai due elementi, femminile e maschile, che sono l’origine di tutto.

La loro posizione nelle immediate vicinanze di una sepoltura non è casuale, ma va collegata alla particolare religione degli uomini e delle donne della Preistoria.

Quella preistorica era infatti una religione naturalistica che, basandosi sull’esperienza diretta fornita dalla natura, riteneva che nulla morisse per sempre.

In natura, la morte è semplicemente un passaggio a una nuova vita, magari in una forma diversa.

Pensa al seme che deve morire per dare origine al frutto! 🍎

Allo stesso modo (e ne ho già parlato in un post, di cui metterò il link alla fine) la morte di un essere umano era considerata come un semplice passaggio a un’altra vita, in una dimensione diversa, ultraterrena.

Noi oggi conosciamo questa credenza con il termine di “culto dei morti” e ne possiamo ammirare ancora le testimonianze nelle tantissime domus de janas, nelle tombe dei giganti e nei tantissimi corredi funebri che arricchiscono i musei archeologici sparsi su tutto il territorio regionale.

Ed è proprio a questo considerare la morte come un semplice passaggio a una nuova vita che si deve collegare la presenza dei betili maschili e femminili di Tamuli.

Il nuraghe e il villaggio di Tamuli

Ma i betili non sono l’unica cosa da vedere a Tamuli.

Sicuramente sono l’elemento più caratteristico, ma il sito archeologico di Tamuli è molto più articolato.

Inizio col dirvi che l’intera area è dominata dalla grande mole del nuraghe, costruito su uno sperone di roccia basaltica.

Tamuli a Macomer
Il nuraghe

Nello specifico, quello di Tamuli è un nuraghe a corridoio di tipo complesso, con una torre centrale (mastio) a pianta circolare e due torri laterali.

Questa torre centrale in passato è crollata e le sue macerie non permettono l’accesso alla struttura.

La particolarità di questo nuraghe è che ai suoi piedi sorge il villaggio composto da una quindicina di capanne, realizzate a secco (cioè appoggiando e incastrando perfettamente le pietre tra loro).

La cosa incredibile è che alcune di queste capanne si sono conservate talmente bene da essere utilizzate sino a non molto tempo fa dai pastori come riparo per il bestiame.

In effetti, quello di Tamuli è uno dei villaggi nuragici meglio conservati che abbiamo visitato sino a questo momento.

Perché visitare Tamuli con i bambini

Da quanto ti ho detto sinora mi sembra chiaro che una visita del sito di Tamuli con i bambini sia altamente consigliata, perché saranno loro a recepire più chiaramente e velocemente alcuni concetti e potranno aiutare i più grandi nel percorso di visita. 😉

Tamuli ha una storia straordinaria da raccontare e i bambini ne resteranno sicuramente affascinati e coinvolti. 🔝

Consapevoli di questo, gli operatori della Cooperativa Esedra (che gestisce il sito archeologico di Tamuli, e non solo) hanno previsto all’inizio del percorso un’aula didattica, in cui è possibile fare il punto della situazione e contestualizzare la storia di questo luogo con quella più generale che si studia a scuola.

I bambini, dunque, avranno tutte le indicazioni necessarie per seguire la guida nella spiegazione, e di conseguenza anche i grandi potranno dedicarsi alla visita in tutta serenità.

Non dimenticare che Tamuli si trova in campagna, ed è un sito all’aria aperta.

Questo concede una certa libertà di movimento ai visitatori, soprattutto ai più piccoli.

Ma ti ricordo sempre di portare il massimo rispetto per il luogo che stai visitando e di fare molta attenzione. Si tratta pur sempre di un sito archeologico! 👍

sito archeologico di Tamuli a Macomer
Tra le capanne del villaggio nuragico

Informazioni pratiche

L’area archeologica di Tamuli si trova in territorio di Macomer, in aperta campagna.

Raggiungerlo è molto facile, perché ben segnalato!

Per tutte le informazioni sulle modalità di visita vi consiglio di consultare il sito web della cooperativa che gestisce il bene (lo trovate cliccando qua).

Qui potrete trovare anche i loro contatti per prenotazioni o richiedere ulteriori informazioni.

Tamuli in realtà non è l’unico sito visitabile a Macomer, e noi contiamo di scoprirli tutti. Appena sarà possibile! 😁

Concludendo…

Spero di essere riuscita a incuriosirti e a farti venir voglia di visitare questa preziosa testimonianza del nostro passato.

Non so se, leggendo il post, sono riuscita a trasmetterti almeno una parte del mio grande interesse per quest’argomento.

Mi piacerebbe sapere un tuo parere e avere qualche consiglio su cosa visitare e leggere al riguardo.

Perciò ti aspetto nei commenti.

Intanto penso al prossimo post!

A presto!

Ti suggerisco qualche link…

Il “Giorno dei Morti” in Sardegna, altro che Halloween!

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