La leggenda di Sant'Antonio Abate in Sardegna
Miti, Leggende e Tradizioni,  Sardegna

Sant’Antonio Abate: il santo che rubò il fuoco!

Questo post è dedicato a una leggenda.

Una leggenda particolarmente adatta per il mese di Gennaio, quando in vari paesi della Sardegna si accendono fuochi in onore proprio degli eventi raccontati in essa.

Forse avrai già capito di che leggenda voglio parlarti.

In caso contrario te lo dico io!

Questo post è dedicato alla leggenda di Sant’Antonio Abate, colui che ha rubato il fuoco al diavolo per regalarlo ai sardi.

Ma chi era San’Antonio Abate?

La leggenda ce lo presenta come un uomo di buon cuore, che rimase impietosito dalla misera condizione dei sardi, costretti a vivere al freddo e a cibarsi di carne cruda.

Pare infatti che anticamente, o almeno sino all’intervento di Sant’Antonio Abate, i sardi non conoscessero l’uso del fuoco,

Altri dettagli importanti, e molto curiosi, tramandatici dalla leggenda dicono che il nostro Santo non si allontanasse mai dal suo bastone di ferula e dal suo maialino.

Entrambi, in effetti, hanno avuto un ruolo importante nella vicenda del furto del fuoco.

E ambedue hanno un valore simbolico di tutto rispetto (magari te ne parlo di seguito).

Ma continuiamo con il racconto…

Allora abbiamo lasciato Sant’Antonio Abate impietosito per la condizione dei sardi…

A sto punto il nostro Santo che fa?

Si reca, accompagnato dal bastone e dal fidato maialino, alla porta degli Inferi (a me fa strano che lui conoscesse esattamente la sua posizione) per chiedere gli venisse concesso il fuoco, che lì veniva gelosamente custodito.

In realtà, a questo punto – come spesso accade non solo in Sardegna – la leggenda si confonde in diverse versioni.

Io preferisco quella secondo cui i diavoli posti a guardia dell’ingresso fecero entrare solo il maialino che, una volta dentro gli Inferi, fece un tale baccano da richiedere l’intervento del Santo, al quale fu dunque concesso di entrare.

Una volta dentro, mentre i demoni erano distratti dal maialino casinista, Sant’Antonio Abate riuscì a smuovere con la ferula alcune braci, riuscendo così a rubare il fuoco.

(Ma solo a me fa strano un santo che ruba?)

Ritornato in superfice, il Santo donò ai sardi il fuoco al grido di “Fogu, fogu po su logu; Linna, linna posa Sardigna” (= Fuoco, fuoco per ogni luogo; legna, legna per la Sardegna).

la leggenda di Sant'Antonio Abate in Sardegna

Alle origini della leggenda di Sant’Antonio Abate

Non credo che tu abbia faticato a trovare un corrispettivo al nostro Sant’Antonio Abate nella mitologia antica.

In effetti le somiglianze con il famoso Prometeo che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini sono tante.

Anche se l’eroe greco fece una fine ben più tragica!

E, a ben guardare, le caratteristiche del nostro santo non hanno molto a che fare con quello di un “santo come si comanda”.

Il nostro Antonio è un ladro (eh si… se rubi – anche se lo fai al demonio – quello sei!), è ingannevole, scaltro e vendicativo.

Insomma, è più vicino a un personaggio mitologico che a un santo!

Tutto questo per dire che la leggenda su Sant’Antonio Abate ha molto a che fare con tradizioni arcaiche, così antiche da essere riconducibili a riti pagani.

D’altronde il fuoco è da sempre un elemento che ha suscitato devozione, rispetto e timore.

Stessa cosa dicasi per il sottosuolo.

Una leggenda dal forte simbolismo

Ho già accennato ai simboli contenuti in questa leggenda; e forse ora è giunto il momento di analizzarli meglio.

Per comodità ho preso in considerazione solo quelli più importanti e curiosi.

Iniziamo dal protagonista: il fuoco.

1. Il fuoco

E’ indubbiamente il protagonista di tutta la vicenda legata a Sant’Antonio Abate.

Da sempre l’uomo gli ha attribuito una serie di significati.

Alcuni di questi significati sono positivi: come quando lo si considera simbolo di purificazione e guarigione; altri invece hanno un valore puramente negativo, in quanto considerato elemento legato al demonio.

In ogni caso i nostri antenati riservavano verso il fuoco un particolare rispetto.

2. La ferula

Si tratta di una pianta molto comune in Sardegna, e molto utilizzata sin dai tempi antichi perché il suo midollo è altamente combustibile.

Era dunque un elemento imprescindibile per pastori e contadini.

Ma, proprio per le sue caratteristiche, era anche una pianta dalle doti magiche, usata molto spesso nei riti.

3. Il maiale

Questo personaggio della storia è forse il più strano, ma proprio per questo il più affascinante.

Intanto va detto che tanto (anzi tantissimo) tempo fa il maiale era associato alla Dea Madre.

Forse perché le rotondità dell’uno ricordavano quelle dell’altra (e credetemi che, mentre scrivo dopo le abbuffate natalizie, il discorso ha un qualcosa di comico).

Comunque, lasciando da parte le riflessioni post “grandi mangiate delle feste”, è indubbio come la vicinanza tra maiale e Grande Madre fosse comune in molte aree geografiche, anche lontane tra loro.

La presenza del maiale nella leggenda di Sant’Antonio Abate è sintomatica di come l’origine di questa sia da ricercare tanto tempo prima.

La tradizione e la festa di Sant'Antonio Abate in Sardegna

La festa dedicata a Sant’Antonio Abate

Tutt’oggi il Santo che ha portato il fuoco ai sardi viene festeggiato in tutta l’isola.

La notte tra il 16 e il 17 Gennaio infatti il santo viene onorato e festeggiato con, guarda caso, l’accensione di grandi falò, in numero di uno o tre.

Le grandi cataste di legna sono formate da legni sempre verdi, resinosi e aromatici, come ad esempio: il mirto, il timo e il rosmarino.

La catasta viene sistemata attorno a un grosso tronco di quercia (albero anticamente ritenuto sacro), che vuole simboleggiare la ferula del Santo.

L’accensione del falò avviene per opera esclusivamente degli uomini.

Anticamente i festeggiamenti erano molto più, come posso dire, “ricchi e movimentati”: attorno al falò si faceva sfilare il bestiame (per tutelarlo da epidemie e renderlo più fecondo) e si ballava a un ritmo certamente molto frenetico.

In segno di buon auspicio i più audaci saltavano sul fuoco (cosa che alcuni fanno ancora); mentre in passato le donne recuperavano le ceneri del grande falò per spargerle nei campi oppure prendevano i tizoni ancora ardenti da portare a casa per riaccendere il focolare domestico.

In entrambi i casi era un gesto di buon auspicio.

Concludendo…

Quella di Sant’Antonio Abate è una leggenda che ho sempre considerato affascinante, soprattutto per i forti legami col mondo antico, non ancora cristianizzato.

Mi incuriosisce molto il processo messo in atto dalla Chiesa nei primi secoli, secondo cui riti e credenze che non potevano essere contrastate e cancellate, venivano semplicemente inglobate nel nuovo credo.

Tu conoscevi questa leggenda?

Scrivi nei commenti se hai mai partecipato ai festeggiamenti in onore del Santo più scaltro di tutti.

Per concludere veramente ti segnalo due libri che possono fornirti più informazioni su questa tradizione.

Sono entrambi della mia amica Claudia Zedda e si intitolano:

  1. Creature Fantastiche in Sardegna
  2. Est Antigoriu

Ti suggerisco qualche link…

Creature Fantastiche in Sardegna: viaggio nell’immaginario sardo

Il Carnevale in Sardegna: una misteriosa storia da raccontare

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