Romanzesu, il villaggio nuragico avvolto da un’atmosfera magica.

Il sito archeologico di Romanzesu è a mio avviso uno dei più belli della Sardegna.
Sarà per il contesto paesaggistico in cui è inserito o per l’atmosfera magica che vi si respira, ma personalmente visito quest’area archeologica ogni qualvolta si presenti l’occasione.
Ogni volta ne resto affascinata come se fosse la prima! 😉

Villaggio nuragico Su Romanzesu a Bitti

Inizia la visita al sito di Romanzesu.

È un sito da visitare in ogni stagione dell’anno, ma la mia preferita è sicuramente l’autunno, quando tutta l’atmosfera si riscalda dei colori tipici di questa stagione, conferendo al complesso di Romanzesu un aspetto quasi fatato.

Anche Michele ha visitato questo sito diverse volte, ma durante l’ultima escursione ha potuto meglio apprezzare la bellezza di questi luogo perché ormai è diventato quasi completamente autonomo, nonché un provetto scalatore di pietre “giganti”.

L’area archeologica di Romanzesu.

Il sito si trova in territorio di Bitti, sulla strada che conduce sino a Buddusò.

Si tratta di un villaggio santuario di epoca nuragica completamente immerso in un bellissimo bosco di sughere.
Visitare il complesso archeologico di Romanzesu significa immergersi completamente nella natura e nel silenzio di questi luoghi.
Veramente emozionante! 🙂

La nostra visita a Romanzesu.

Abbiamo visitato il sito di Su Romanzesu un pomeriggio di fine settembre, ad autunno appena iniziato.
Insieme a me e a un Michele ancora assonato (e quindi “passeggino munito”) c’erano le nostre compagne di avventure Daniela e Lola.

Dopo la spiegazione introduttiva della guida, abbiamo potuto visitare l’area archeologica liberamente, seguendo il percorso consigliatoci dal personale del sito.

Abbiamo così scoperto che tutto quello oggi è visibile perché in superficie è frutto di ben sette campagne di scavo che si sono succedute dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso al 2001.
Stando alle indagini archeologiche il sito venne costruito a partire dal XV secolo a. C. ed è nato come villaggio nuragico.
Successivamente, durante il XIII-XII secolo a. C., è stato trasformato in villaggio santuario per poi essere abbandonato nel corso del VII secolo a. C.

Attualmente è visibile solo una parte del villaggio, quella affiorata durante gli scavi.
Chissà cosa ancora oggi nasconde il sottosuolo!

La nostra visita è partita da uno strano edificio di forma circolare con all’interno una sorta di labirinto in pietra.
Si tratta di un edificio sacro con annesso percorso rituale labirintico, una testimonianza molto particolare che ci parla di come vivevano la sfera sacra i nostri antenati.
Non a caso il labirinto è un simbolo ripreso in diverse epoche e culture per indicare l’esistenza umana e il percorso dell’anima sino alla divinità, come a voler rappresentare una sorta di iniziazione.
Mi ha sempre affascinato vedere come in epoche e luoghi diverse l’esigenza dell’uomo lo lo abbia condotto a usare lo stesso simbolo per indicare il medesimo significato.
Mi dà la sensazione che, nonostante le differenze, siamo legati da qualcosa di misterioso che si manifesta in queste analogie di forme e significati.

Il percorso di visita ci ha portato nei due bei tempi a megaron e tra le case del villaggio nuragico, in cui si possono notare ancora dei particolari straordinari, come le nicchie (usate probabilmente come ripostiglio) o parte della pavimentazione.

Su Romanzesu a Bitti

foto ricordo da Romanzesu (ph. by DamadelGuilcer)

La visita a Romanzesu ci ha condotto al cuore del bosco di sughere sino ad arrivare al fulcro del villaggio, al suo elemento caratterizzante.
Sto parlando del bellissimo tempio a pozzo con la sua grande, e originalissima, vasca circolare gradonata che contribuisce a dare a tutto il monumento un aspetto teatrale.
Il pozzo è realizzato nella roccia dalle cui fenditure sgorga l’acqua sorgiva e vi si accede mediante una scala realizzata con blocchi di granito finemente lavorati.
Attraverso un corridoio si arriva alla vasca dove forse avvenivano le abluzioni rituali quando si riempiva con l’acqua di piena della sorgente.
Dobbiamo quindi immaginare questo pozzo frequentato dalle persone che assistevano alle cerimonie e non un luogo tranquillo e silenzioso come è adesso.

Michele, ormai ben riposato, e Lola si sono molto divertiti a salire per i gradoni di granito e a esplorare ogni angolo del villaggio.

Perché visitarlo con i bambini.

Visitare il sito archeologico di Romanzesu insieme ai bambini significa dar loro la possibilità di conoscere dal vivo una parte della storia che normalmente apprendono dalle pagine dei libri scolastici.
Avranno modo di vedere personalmente, calpestando letteralmente la storia, come i nostri antenati vivevano.
Potranno trasformare la storia in un gioco e, improvvisandosi esploratori, impareranno molto più velocemente e facilmente.

sito archeologico di Su Romanzesu a Bitti

dettagli di Romanzesu.

Da non sottovalutare poi che il luogo in cui si trova l’area archeologica è bellissimo, quindi avrete modo di trascorrere alcune piacevoli ore all’aria aperta e a contatto con la storia.

Informazioni pratiche.

Il complesso nuragico di Romanzesu si trova a Bitti, sulla strada che porta a Buddusò.
Raggiungerlo è facile perché segnalato.

L’area dispone di parcheggio e nei locali della biglietteria è stata allestita anche una piccola caffetteria.
C’è la possibilità di effettuare anche la visita guidata, secondo modalità prestabilite.
Per ulteriori informazioni vi consigliamo di visionare il sito web della cooperativa che gestisce Romanezesu.

Segnaliamo inoltre che gran parte del percorso di visita è affrontabile anche col passeggino (lo abbiamo testato personalmente).
Dovrete lasciarlo in prossimità del pozzo sacro, ma ne varrà la pena.

Conoscevate l’area archeologica di Romanzesu?
Ci siete mai stati?
Se volete raccontarci la vostra esperienza o suggerirci altre destinazioni, vi aspettiamo nei commenti! 🙂

 

 

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