Archeologia,  Musei Archeologici,  Sardegna

Antiquarium Arborense: il museo che custodisce la storia di Oristano.

Parlando di Oristano, credo sia d’obbligo dedicare un post al suo museo archeologico: l’Antiquarium Arborense.

Sono convinta di questo sia perché al suo interno sono custodite le testimonianze della lunga storia di questa città, sia perché è un museo molto particolare poiché racconta la storia del collezionismo isolano.

Io e Michele amiamo andarci ogni volta che visitiamo Oristano ed è per me un grande piacere vedere come, col tempo, il piccolo socio stia cambiando l’approccio alla visita di questa struttura.

Diciamo che la sua curiosità cresce con la sua età e la sua altezza.

Visita all’Antiquarium Arborense

Come dicevo, noi amiamo molto questo museo (io lo visito periodicamente dai tempi della specializzazione in storia dell’arte).

Amiamo non solo la sua interessante collezione, ma quell’atmosfera un po’ vintage che si respira nelle sue Sale.

All’ingresso ti attenderà un bel video che racconta l’originale storia di questa struttura museale. Io ti consiglio di vederlo perché ti aiuterà a capire meglio l’anima dell’Antiquarium Arborense.

1. La storia dell’Antiquarium Arborense

La storia dell’Antiquarium Arborense ha inizio nel 1938, quando si sente la necessità di trovare una “casa” adatta a custodire i reperti provenienti da Tharros, la città-madre degli oristanesi.

Agli inizi dell’XI secolo, infatti si trasferirono a Oristano gli abitanti di Tharros portando con loro gli “spolia” (marmi, colonne, capitelli, etc.) dalla città natale con l’intenzione di evidenziare il legame tra i due centri abitati.

Allo stesso periodo risale il trasferimento della sede giudicale e vescovile da Tharros a Oristano, che diventa così la nuova capitale del Giudicato di Arborea.

La nascita di questo museo è, inoltre, frutto di due secoli di collezionismo sardo.

A partire dal ‘700, infatti, anche in Sardegna si diffuse il gusto per il collezionismo che comportò un vero e proprio “saccheggio” del sito di Tharros (e di altri siti romani).

Solo a partire dal 1852 furono condotte a Tharros delle vere e proprie campagne di scavo. Parte dei reperti rinvenuti durante queste campagne fu ceduta al British Museum nel 1856 per £ 1500.

La storia dell’Antiquarium è inoltre fortemente legata alla figura di un avvocato di Sèneghe (OR), Efisio Pischedda (1850-1930), che avviò la costituzione della più vasta raccolta privata di antichità esistente in Sardegna, a sua volta il nucleo fondante di questo museo.

2. Il percorso museale

Una volta visionato il video introduttivo, ci siamo diretti alla scoperta della raccolta museale, distribuita su due piani.

Al piano terra si trova parte della collezione archeologica, composta da numerosi oggetti, ritrovati per lo più nella Penisola del Sinis, che raccontano la storia millenaria del territorio oristanese.

L’esposizione archeologica continua al primo piano, dove viene presentata la “grande famiglia” dell’Antiquarium Arborense, cioè tutti quei personaggi che con il loro operato hanno contribuito – più o meno consapevolmente – alla creazione di questo museo.

Noi di fronte al plastico di Tharros

Ma la Sala che io amo di più (ma so di essere spudoratamente di parte) è sicuramente quella dedicata al medioevo, ovvero la “Sala Retabli”.

Qui sono esposti, incompleti, tre retabli, provenienti dalle chiese di San Martino extra muros e di San Francesco e dalla Cappella della Casa Comunale, tutte a Oristano.

Per intenderci la parola “retablo” è spagnola e indica una grande “pala d’altare” inquadrata architettonicamente. Preciso che le “pale d’altare” sono quelle opere, pittoriche o scultoree, che, come suggerisce il termine, sono collocate sopra l’altare. L’uso dei retabli si diffonde in Sardegna a partire dal XIV secolo, durante la dominazione catalana-aragonese.

L’imponenza e la bellezza delle opere esposte, ma soprattutto il gioco di luci, studiato appositamente per far risaltare lo splendore del loro fondo dorato, contribuiscono a rendere questa Sala molto suggestiva.

Noi davanti al Retablo di San Martino

Il mio preferito è sicuramente il “Retablo di San Martino” che, come suggerisce il nome stesso, proviene dalla chiesa di San Martino, documentata sin dal 1228.

In origine, quest’opera era composta di tre tavole, delle quali oggi possiamo ammirare quella centrale e quella destra. 

Nello scomparto centrale, in basso, è raffigurata la “Vergine che allatta il Bambino”, adagiata su un trono e circondata da angeli musicanti. In quello destro invece è rappresentato San Martino nell’atto di tagliare il pezzo di mantello per donarlo al povero mendicante (Gesù).

Dopo numerose controversie, gli studiosi sono ormai concordi nell’assegnare quest’opera a un artista catalano ancora anonimo e di collocarla cronologicamente nella prima metà del ‘400.

Retablo delle Stigmate di San Francesco

Sempre all’interno di questa Sala si possono ammirare alcune tra le più importanti testimonianze inscritte e scultoree della storia del Giudicato di Arborea e della Città di Oristano.

3. I plastici ricostruttivi

Se io preferisco i grandi retabli della “Sala Retabli”, Michele ha sicuramente una particolare predilezione per i due grandi plastici dedicati a Tharros e a Oristano nel medioevo.

Il plastico di Tharros ricostruisce con ricchezza di particolari la città al tempo dell’imperatore Costantino (inizio del IV secolo d.C.). Vi si possono ritrovare quindi i templi di Giove, Giunone e Minerva, le terme, l’acquedotto a due ordini di arcate, l’anfiteatro e il sistema viario.

Il plastico di Oristano medievale ricostruisce invece la città come doveva essere alla fine Trecento, ovvero dotata di tre torri maggiori situate in prossimità degli ingressi principali della città e di 28 torrette minori di potenziamento della fascia muraria.

4. Il percorso tattile

percorso tattile Antiquarium Arborense

Il percorso museo si conclude al piano terra, dove si trova la vera chicca di tutto il museo: un “percorso tattile” dove sono contenute le riproduzioni di alcuni manufatti del patrimonio storico-artistico e archeologico del territorio di Oristano.

Nato per essere destinato ai non vedenti, in realtà questo percorso offre un servizio veramente prezioso ai visitatori perché permette loro di toccare i reperti e avere così la possibilità di arricchire, attraverso il tatto, la loro esperienza al museo.

Michele (ma anche io!) si è divertito molto a toccare gli oggetti e a capire, attraverso questo particolare senso (troppo spesso inutilizzato nelle nostre visite ai musei), la differenza tra un materiale e l’altro o tra le diverse forme geometriche!

Il “percorso tattile” è solo uno dei tanti motivi (sicuramente il più caratteristico) per cui consigliamo una visita all’Antiquarium Arborense.

Perché visitarlo con i bambini

L’Antiquarium Arborense, pur non essendo stato ideato per il pubblico dei più piccoli, è comunque un museo che li saprà affascinare e incuriosire.

In primo luogo la collezione esposta darà modo di conoscere alcuni dettagli della storia che non sono abituati a leggere nei libri.

Ad esempio, gli oggetti di uso comune li aiuteranno a comprendere come i nostri antenati vivessero nel quotidiano.

La loro esperienza sarà poi arricchita da una visita al “percorso tattile”, che permetterà loro di “toccare con mano” gli oggetti esposti.

Grande fascino eserciteranno su di loro i due plastici, perché avranno modo di vedere ricostruite due realtà che possono solo intuire.

Per non parlare del fascino esercitato dalle case e strade in miniatura!

Informazioni pratiche

L’Antiquarium Arborense si trova in pieno centro storico, in un angolino di Oristano molto caratteristico.

Raggiungerlo è molto facile anche perché è ben segnalato ed è geolocalizzato su Maps.

La sede del museo è un bel palazzo neoclassico di metà dell’Ottocento, appartenuta al senatore Salvatore Parpaglia.

Dopo un’introduzione guidata al percorso museale, potrai visitarlo liberamente.

Segnalo inoltre la presenza di ascensore che rende molto facile l’esperienza di visita anche con bambini piccoli in passeggino.

Concludendo…

L’obiettivo di questo post, oltre a quello di farti conoscere e venir voglia di visitare questa struttura, è quello di farti capire il suo spirito.

L’Antiquarium Arborense si propone innanzitutto come museo storico del collezionismo delle antichità sarde, ed è in questa veste che, a mio avviso, consiste l’originalità della struttura.

Ovviamente si tratta sempre di un museo archeologico, considerando che sono custoditi ed esposti, in ordine cronologico dalla preistoria al medioevo, reperti che raccontano la storia del territorio che circonda il golfo d’Oristano e che corrisponde grosso modo alla provincia d’Oristano.

Allora, ti ho fatto venir voglia di visitarlo?

Ti suggerisco qualche link…

Oristano: cose da vedere in due giorni.

Alla scoperta di Tharros: un’antica città bagnata dal mare.

Per informazioni sul museo:

Antiquarium Arborense

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