Monte Baranta: la bellezza della natura e della storia.

Il sito di Monte Baranta è di certo uno dei luoghi più suggestivi che abbiamo visitato.

Il fascino di questo luogo è dato sicuramente dall’alone di mistero che queste millenarie rovine emanano.
Al loro cospetto non ci si può non domandare a cosa servissero e chi le ha costruite.

Monte Baranta a Olmedo

Michele scopre Monte Baranta.

Le rovine di Monte Baranta si ergono maestose e solitarie in un contesto ambientale straordinario.
La natura ha inglobato questi ruderi senza intaccarne l’imponenza.
Sono ferme, immobili, silenziose testimonianze di un passato straordinario e di cui poco si conosce, ma che di certo ha generato una civiltà capace di creare tutto questo.
Unico punto fermo di una natura in costante trasformazione e movimento.

Visita a Monte Baranta.

La visita a Monte Baranta è semplicemente emozionante.
Sicuramente abbiamo scelto per scoprirlo il periodo migliore, quando le giornate sono calde ma non afose.

Arrivarci è stato di per sé un viaggio dei sensi perché ci ha permesso di entrare in contatto con la natura e soprattutto con la primavera.
Passo dopo passo siamo stati letteralmente avvolti dai profumi e dai suoni della natura.
Abbiamo visto una miriade di fiori e piante e persino un tenerissimo topolino di campagna che correva tra le rovine.

Ad accompagnarci c’era Roberto, che ci ha spiegato la storia di questo sito e le domande a cui ancora oggi gli studiosi non hanno trovato una risposta.

Il sito di Monte Baranta.

Il complesso prenuragico di Monte Baranta è un sito di straordinaria importanza proprio perché rappresenta una testimonianza più unica che rara di un periodo (quello prenuragico per l’appunto) che troppo poco ci ha lasciato (o meglio di cui ancora si sono trovate poche testimonianze).

Si tratta del sito archeologico che ci è giunto più completo di quest’epoca.
Si suddivide in 4 aree: l’area sacra, la muraglia, il villaggio e il recinto torre.

1. L’Area Sacra.
È la prima zona del sito che ci ha accolto al nostro arrivo.
Nonostante sia quasi completamente sommersa dalla natura, rende ancora bene l’idea di quanto dovesse essere estesa e imponente.
Passo dopo passo ci accorgevamo di ritrovarci al cospetto di giganteschi menhir e numerosi lastroni di pietra che in origine componevano un circolo megalitico.
Ormai è tutto riverso al suolo ma con Roberto, mentre Michele e Lola (c’era con noi anche Daniela) erano impegnati a seguir farfalle, abbiamo provato a immaginare come il sito dovesse apparire ai suoi contemporanei.

2. La Muraglia.
La muraglia megalitica è un qualcosa che lascia il fiato.
Costruita con grandi lastroni di trachite si erge tra la campagna da millenni.
Ritrovarsi ai suoi piedi ci ha lasciato basite. La sua struttura e grandezza (quella che noi vediamo è solo una porzione di quella che in realtà è stata costruita) dimostra chiaramente come questo sito sia stato costruito per motivi difensivi.
Con i suoi 97 metri di lunghezza sbarra la strada dell’unico tratto di pianoro del sito.
Solo un varco rende possibile l’accesso al villaggio vero e proprio.

Monte Baranta a Olmedo

Michele “mini archeologo”.

3. Il villaggio.
Superata la muraglia ci siamo ritrovati proprio all’interno dell’antico villaggio.
Un tempo questo luogo doveva essere rumoroso e doveva brulicare di persone affaccendate nelle diverse mansioni quotidiane.
Chissà come vivevano, come parlavano, cosa pensavano… Oggi è l’area del sito che si mostra più nascosta.
L’erba alta nasconde gran parte dei resti delle capanne. Solo una resiste alla forza della natura e ci ha subito incuriosito per la sua forma rettangolare.
Roberto ci ha spiegato che questa forma è tipica del periodo, sono i nuragici invece che in un secondo momento adottano la forma circolare che noi siamo abituati a vedere nei numerosi nuraghi sparsi per tutto il territorio isolano.

4. Il Recinto – Torre.
Ma il pezzo forte di tutto il sito doveva ancora arrivare.
Spostatici di qualche metro dalla muraglia, ci siamo trovati di fronte a quello che a un primo sguardo ci è sembrato un nuraghe.
In effetti la sua forma circolare ha tratto in inganno anche i primi archeologi che hanno studiato il sito, portandoli a ritenere l’area l’ennesimo nuraghe e quindi non degna di ulteriori studi.
Solo successivamente, negli anni ’80 del secolo scorso, si è capita l’importanza del sito di Monte Baranta.
Il Recinto – Torre infatti non è un nuraghe, ma una struttura a forma di “U” con gli apici rivolti verso il dirupo.
La sua particolare forma e la sua posizione, a ridosso del dirupo, lo rendono uno dei monumenti più enigmatici dell’archeologia sarda.
Ancora non è stata decifrata la sua esatta funzione.
Ciò che è certo è che un luogo molto suggestivo da cui si domina tutto il territorio circostante sino al mare.
È presente un camminamento di ronda (molto abbozzato) e, in un attimo di estrema agilità (è stato come ritornare al periodo delle mie escursioni pre-gravidanza quando saltavo come una capretta tra una pietra e l’altra di un qualsiasi nuraghe o sito), sono riuscita a salire sino in cima al Recinto e da qui ho potuto ammirare la bellezza e varietà del paesaggio che ci circondava.
Sicuramente una delle funzioni di questa struttura era l’avvistamento, a convalida della natura difensiva del sito.

Con gli occhi ancora pieni del panorama che avevo visto dall’alto di Monte Baranta, abbiamo preso la via del ritorno.
Sono tante le domande in sospeso che ci ha lasciato questo sito, ma indubbiamente la sua visita ci ha arricchito, stimolato e incuriosito.
Vogliamo saperne di più e scoprire altri siti che raccontano la nostra lunga storia.
Vero Daniela e Lola? 😉

Monte Baranta a Olmedo

Dall’alto del Recinto-Torre.

Perché visitare il sito di Monte Baranta con bambini.

Nonostante per arrivarci sia prevista una passeggiata medio-lunga, consigliamo vivamente la visita a questo sito.
I più grandicelli potranno ammirare e conoscere, durante il percorso, tantissimi fiori, piante e insetti.
I più piccoli, se mamma e papà si attrezzeranno nel migliore dei modi per affrontare la salita, potranno vivere un’esperienza sensoriale unica, imparando a riconoscere diversi profumi e rumori.
Sarà un modo piacevole e “naturale” per sviluppare udito e olfatto.
Tutta la famiglia potrà trascorrere del tempo all’aria aperta e a contatto con la natura. 🙂

Arrivati al sito si troveranno al cospetto della storia, o meglio della nostra storia in quanto sardi, qualcosa che ci caratterizza e ci rende unici rispetto a tutti gli altri popoli.
Visitare questo sito, come tutti gli altri disseminati sul nostro territorio, permetterà ai più piccoli (ma anche ai grandi che spesso ne sono carenti) di formarsi una coscienza identitaria.
Monte Baranta, più di altri forse, dimostra quali capacità ingegneristiche e costruttive avessero i nostri antenati.
Farà capire loro che prima dei nuragici c’è stata una civiltà in grado di costruire tutto quello che hanno davanti il loro occhi.
I piccoli visitatori avranno modo di capire che in quel luogo abitavano uomini e donne che credevano in delle divinità, vivevano normalmente e avevano bisogno di difendersi.
Delle persone che nonostante i millenni che ci separano non erano tanto diverse da noi.

Insomma quello che imparano a scuola, sui libri, diventerà più reale e vicino a loro.

Non vi sembrano buoni motivi per portare i più piccoli a visitare questo, e altri, siti archeologici? 😉

Monte Baranta a Olmedo

Quanti fiori, come si chiamano?

Informazioni pratiche.

Il sito, come fa suggerire lo stesso nome, si trova in cima a un promontorio (a circa 2 Km da Olmedo) e per arrivarci bisogna affrontare una camminata in salita di circa 30 minuti.
Il percorso non è difficile però con un bambino piccolo può essere faticoso.
Consiglio da mamma: se non disponete di un passeggino da trekking vi consiglio di utilizzare il marsupio o la fascia.
Nel caso il bimbo inizi a camminare da solo, vi anticipo che vi dovrete preparare a portarlo “in spalla” per almeno metà percorso (se siete fortunati). 😉

Per affrontare la visita a Monte Baranta vestitevi comodi, soprattutto le scarpe, e portate con voi acqua.
Anche perché se i bambini la richiedono e voi non l’avete potrebbero scatenare l’inferno! 😉

Una volta giunti in cima la visita al sito è abbastanza agevole.
L’unica cosa che mi sento di segnalare è di stare attenti soprattutto ai bimbi più piccoli.
In primis perché vi trovate pur sempre nelle vicinanze di un dirupo; in secondo luogo perché il terreno è disseminato dei massi caduti dai diversi edifici che compongono il sito.

Per ricevere informazioni sulle modalità di visita (il sito non è al momento gestito e apre solo su appuntamento) vi suggeriamo di contattare il Comune di Olmedo.

Detto questo, non ci resta che augurarvi buona visita!
Mi raccomando, raccontateci la vostra esperienza. 🙂

 

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