Berceto: il borgo in cui l’accoglienza è una tradizione!

L’accoglienza i bercetesi l’hanno nel DNA. Da secoli infatti Berceto ospita pellegrini da tutta Europa. Il borgo è attraversato dalla via Francigena, uno dei percorsi più importanti del Medioevo. Non era infatti solamente una via di pellegrinaggio, ma costituiva anche un’importante direttrice per gli scambi commerciali e gli spostamenti dei vari eserciti che si trovavano a transitare per la Penisola.

Ci troviamo in Emilia Romagna, immersi nella natura dell’Appennino parmenseBerceto è un paese di poco più di 2.000 abitanti che ha tanto da dare a chi sa concedergli il suo tempo, perché si fa scoprire poco alla volta. È un luogo da visitare lentamente: solo così si possono apprezzare appieno le bellissime testimonianze storico artistiche, la gustosissima cucina locale e la vivacità e intraprendenza della sua comunità.

La via Francigena che attraversa Berceto.

Un tratto della via Francigena che attraversa Berceto.

La nostra visita a Berceto.

Berceto è una Comunità Ospitale ovvero uno di quei borghi aderenti all’Associazione Borghi Autentici che ha fatto dell’accoglienza la sua filosofia di vita. Se si vuole conoscere a fondo Berceto bisogna smettere i panni del turista e diventare “cittadini temporanei”, affidarsi completamente al tutor che farà da punto di riferimento e da tramite per essere coinvolti nella quotidianità di questa comunità.

Noi ci abbiamo trascorso una calda giornata di fine luglio: un arco di tempo troppo breve per conoscere tutto quello che questo paese ha da offrire, ma abbastanza lungo per testarne con mano lo spirito ospitale che lo contraddistingue.

Ci siamo sentiti accolti sin dal primo momento che siamo giunti in paese: quando – con un ritardo clamoroso – Silvia, Angelo e il giovane Diego (i gestori del b&b Podere Le Chiastre che ci ha ospitato) ci hanno accolti a casa loro dividendo con noi la cena. È proprio il caso di dire: aggiungi un posto a tavola! 🙂

È stato un primo impatto bellissimo e positivo perché ci siamo sentiti subito tra amici. Abbiamo trascorso una piacevole serata, chiacchierando e godendoci il fresco e il silenzio della campagna circostante.

L’indomani ci aspettava Simona, la tutor della Comunità Ospitale di Berceto: donna simpaticissima e vulcanica. A lei il compito di accompagnarci nel viaggio alla scoperta dei tesori e della storia di questo borgo, tanto piccolo quanto straordinario! Tant’è che, prima di ripartire, le abbiamo promesso  che saremo ritornati per completare la conoscenza del suo paese.

Sono tante le cose di Berceto che ci hanno piacevolmente colpito: dai tesori d’arte, come la piccola formella che costituisce un rarissimo esempio di arte longobarda custodita nel Duomo (oggetto che ha fatto venire i brividi alla storica dell’arte che è in me!) alla presenza della via Francigena, che attraversa letteralmente il paese. Abbiamo così potuto dire di aver percorso un tratto di questa via. 🙂

Ma quello che più ci ha colpito è stata la vivacità e il dinamismo di questa comunità, così attiva dal punto di vista sociale e culturale.

Ne è un esempio esaustivo la bellissima mostra allestita all’interno del Museo Pier Maria Rossi. L’esposizione, dal titolo evocativo “Storie di vite usate. La diversità in mostra” ha un’altissima valenza sociale perché vuole porre l’attenzione, attraverso alcune testimonianze d’epoca della pratica abominevole degli “zoo umani” (tanto in voga tra XIX e XX secolo), su alcune tematiche ancora molto attuali: il rapporto con il diverso, gli errori della civiltà occidentale nei confronti degli altri popoli, la banalità del male (per citare Hannah Arendt).  È una mostra che lascia l’amaro in bocca ma che lancia un messaggio importante, come l’arte spesso fa.

La zona absidale del Duomo di Berceto.

Statua di San Moderanno, patrono di Berceto, e zona absidale del Duomo.

Non ci aspettavamo di trovare una mostra del genere in un piccolo borgo come Berceto: questo la dice lunga sulla vivacità culturale di questa comunità!

Perché visitare Berceto.

A Berceto non ci si capita: ci si va intenzionalmente. Noi vi vogliamo suggerire alcuni buoni motivi per prendere la decisione di andare a visitare questo borgo:

  1. Duomo di Berceto. Architettura meravigliosa e imponente: è la sintesi perfetta delle diverse vicende storiche che hanno interessato questo borgo. La sua fondazione ha origini longobarde: la tradizione vuole che il re longobardo Liutprando abbia fatto qui costruire nel’VIII secolo un’abbazia chiamata Berceto. Il primo abate di quest’abbazia fu Moderanno Vescovo di Rannes che, una volta diventato santo, divenne patrono del piccolo borgo  (a lui è intitolato il Duomo). Da segnalare lo spettacolare fregio che anima la lunetta del portale in facciata. Nell’opera viene affrontato splendidamente il tema del riscatto dal peccato. La rappresentazione è così ricca di dettagli da lasciar a bocca aperta! Sul sagrato della chiesa Michele ha fatto amicizia con un gruppo di bambini che giocavano a pallone e, dato che eravamo ancora in aria di “Europei di Calcio”, cantavano l’inno nazionale. A quel punto Michele, per non essere da meno, ci ha deliziato con una sua personale reinterpretazione dell’inno di Mameli. 🙂

    Portale rinascimentale nel centro storico di Berceto.

    Esempio di uno dei portali rinascimentali di Berceto.

  2. Castello medievale, dai cui ruderi si può ammirare il borgo dall’alto. La costruzione del castello risale al 1221 e il suo controllo fu a lungo motivo di feroci contese poiché avrebbe significato il dominio sul borgo e su tutto il territorio.
  3. via Francigena. Sicuramente uno degli elementi più caratteristici di questo luogo. Come abbiamo già detto, Berceto è sempre stata terra di accoglienza perché costituiva un punto strategico di quest’importante via di pellegrinaggio: posta com’è poco prima del Passo della Cisa, costituisce l’ultima tappa prima del valico appenninico.
  4. Centro storico. Si è sviluppato ai lati della via Francigena e vi si possono ancora ammirare edifici medievali, come una casa-torre, e quattrocenteschi, impreziositi dai portali recanti gli stemmi delle famiglie nobiliari del luogo.
  5. L’ottima cucina locale dai sapori genuini. Noi abbiamo mangiato alla Trattoria-Locanda Pasquinelli e ci siamo trovati benissimo. Tutto ottimo ma in particolar modo abbiamo apprezzato i tortelli di castagne: favolosi! Bellissima anche la location, con un’ampia veranda immersa nel verde

Allora vi abbiamo incuriosito? Se vi è venuta voglia di conoscere meglio Berceto potete contattare la sua tutor oppure se siete interessati ad altre comunità ospitali cliccate qui!

 

 

 

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