Gli “Intrecci” e il sogno di Sara Manca.

Il sogno di cui parliamo in questo post ha un nome bellissimo ed evocativo: “Intrecci”. La protagonista è una giovane e intraprendente mamma: Sara. Per conoscerla siamo andati a Nule, piccolo paese del Goceano, nel cuore della Sardegna. Questa comunità è ancora oggi custode di un’antica tradizione, fatta di passione, fatica e tanti colori. Chi non conosce infatti i colori sgargianti dei tappeti di Nule?

La nostra Sognatrice è figlia di questa tradizione, letteralmente. Sua mamma, Giovanna Maria, tesse da quando aveva 12 anni. Sara è dunque inesorabilmente cresciuta tra fili e telai, sviluppando un forte legame con quest’arte e un profondo amore verso la sua terra e ogni forma di espressione artigianale.

Le creazioni di "Intrecci".

Le creazioni di “Intrecci”.

Unica figlia femmina, ha deciso di continuare l’eredità lasciatale dalla madre a modo suo. Mettendoci un tocco personale. Provando a realizzare il suo sogno!

Sara è così: passionale, intraprendente e creativa. Requisiti indispensabili per essere una Sognatrice!

Il suo è un sogno ambizioso: portare fuori dalle case, in giro per le strade del mondo, il tappeto di Nule. Da qui l’idea di creare delle borsette (e dei piccoli accessori) che nei materiali e nei dettagli richiamino in tutto e per tutto i tappetti che sua madre ha sempre realizzato.

Al suo sogno Sara ha voluto dare un nome, la cui scelta non è casuale: “Intrecci”. Nome che rievoca l’essenza stessa della tessitura: la trama e l’ordito. Ma che nel contempo ha tanti altri significati. Ad esempio, vuole sottolineare il confronto tra tradizioni di paesi diversi: Nule, la sua casa, e Samugheo, da dove arriva l’orbace con cui Sara crea le sue opere.”Intrecci” è il confronto tra due modi di tessere: il telaio verticale di Nule e quello orizzontale di Samugheo.

“Intrecci” sta anche a indicare la condivisione e la collaborazione tra professionalità e competenze differenti.

Gli Intrecci di Sara

Sara al telaio, circondata dai suoi “Intrecci”.

Sara, come noi, è una ferma sostenitrice del “fare rete” e i suoi “Intrecci” ne sono la testimonianza concreta perché sono il frutto del “saper fare” di diverse donne.

Sara infatti sa bene che per realizzare il suo suo sogno ha bisogno di aiuto perciò lo ha chiesto a sua madre (donna splendida a cui Michele si è subito affezionato) e, dopo aver cercato in giro per la Sardegna, ad Antonella Vacca di Atzara, alla quale affida la realizzazione materiale delle sue creazioni. “Intrecci” è dunque il risultato della combinazione di diverse “manos bonas” (= mani capaci), ognuna con la propria abilità.

Noi siamo stati a casa di Sara per conoscerla e vederla all’opera. Abbiamo scoperto una Sognatrice entusiasta del suo progetto. Con lei abbiamo parlato del suo sogno, di com’è nato, della strana sensazione provata la prima volta che ha presentato le sue borse al pubblico. Ci ha raccontato la soddisfazione nel sentire i primi giudizi positivi, soprattutto quello del padre che l’ha esortata a continuare su questa strada.

In quell’occasione abbiamo potuto ammirare la madre all’opera sul suo telaio. Siamo stati testimoni del forte legame che le lega. “Intrecci” è per noi sinonimo di questo legame: l’incontro e confronto tra due generazioni, la voglia di tramandare una tradizione e nel contempo di innovarsi, la volontà di condividere l’amore per quello che si fa.

A Nule abbiamo conosciuto due donne meravigliose: una madre che contribuisce attivamente alla realizzazione del sogno di sua figlia, e una figlia così orgogliosa del “saper fare” della madre da decidere di farne un sogno, il suo.

A Sara non ci resta che augurarle un grosso in bocca al lupo. Che questi “Intrecci” possano moltiplicarsi sino a diventare un grande tappeto su cui far volare il proprio sogno!

P. S. Potete ammirare le opere di Sara Manca sulla sua pagina Facebook.

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