Le città invisibili, Calvino e il senso del viaggiare!

Ho appena finito di leggere “Le città invisibili” di Italo Calvino e ho scoperto uno scrittore capace di toccarmi nel profondo, riuscendo ad esprimere con la scrittura pensieri che da sempre “mi frullano in testa”.

La mia non vuole essere una recensione: semplicemente voglio parlarvi di un libro che ho letto e spiegarvi perché mi è piaciuto.

In realtà il motivo per cui questo romanzo mi ha colpito tanto è molto semplice: mi ha fatto venire voglia di viaggiare! Città dopo città, descrizione dopo descrizione, Calvino ha la capacità di far incuriosire il lettore stimolandone la fantasia. E cos’è la curiosità se non la quintessenza del viaggiatore?Le Città Invisibili

“Le descrizioni di città visitate da Marco Polo avevano questa dote: che ci si poteva girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa.” (cit. Le città Invisibili di Italo Calvino).

“Le città invisibili” di Calvino sono chiamate così perché per lo più impalpabili, come le nuvole. Ogni città è un mondo a sé stante, che porta al suo interno un significato profondo (a volte filosofico) differente. Tutte però sono accomunate dalla capacità di stimolare la fantasia del lettore che, città dopo città, si ritrova a costruire con la propria mente personali “città invisibili”.

Ogni “città” rispecchia lo stato d’animo dell’autore nel momento stesso in cui l’ha descritta, diventando simbolo della complessità e del disordine della realtà che ci circonda. Sono “città” costruite con materiali pregiati oppure con squallida lamiera, a volte sono sospese nell’aria mentre altre si sviluppano nelle viscere della terra.

La grande capacità di Calvino sta nel fatto che, seppur molto dettagliate, le sue descrizioni sono solamente uno strumento per stimolare la fantasia di chi legge. Ogni parola è un input a immaginare le proprie “città invisibili”. A mio parere la lettura di questo romanzo è un vero e proprio esercizio della mente per stimolare la creatività.

Il filo logico del romanzo è tenuto ben saldo dal dialogo tra l‘imperatore dei Tartari Kublai Kan e Marco Polo, il viaggiatore per eccellenza. L’Imperatore interroga più volte il veneziano sulle città che costituiscono il suo grande impero e quest’ultimo, ogni volta, si dilunga in dettagliate descrizioni di città reali e immaginate che colpiscono sempre più il monarca.

All’interno di questo dialogo ogni descrizione diviene un vero reportages del più grande viaggiatore di tutti i tempi. Io l’ho interpretato come un vero e proprio diario di viaggio, dove sono racchiuse, oltre che i ricordi, anche le emozioni di chi viaggia. Questo è un altro motivo per cui mi è piaciuto tanto.

Insomma, se non avete capito, vi sto consigliano di leggere questo libro, soprattutto se amate viaggiare!

“Viaggiando si può realizzare che le differenze sono andate scomparendo: tutte le città tendono ad assomigliarsi l’una all’altra, i posti hanno mutato le loro forme e ordinamenti, un pulviscolo informe invade i continenti”. (cit. Le Città Invisibili di Italo Calvino)

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