Scopriamo l’arte romanica in Sardegna (itinerario n.1)

arte romanica in Sardegna Saccargia

Dovete sapere che prima di diventare mamma e blogger ero (lo sono ancora) una storia dell’arte appassionata di medioevo e innamorata dell’architettura romanica.
Amavo girare la Sardegna in lungo e largo per ammirare le preziose testimonianze di questo stile che sono disseminate in tutta l’Isola.
Monumenti che spesso si ergono solitari in piena campagna e testimoniano ancora ora la grandezza di questa regione nei secoli medievali.

Se siete interessati all’argomento o semplicemente vi piacciono le cose belle, vi proponiamo un itinerario che vi consentirà di ammirare alcuni tra gli esempi più significativi dell’arte romanica sarda. 🙂
Le chiese inoltre si trovano a breve distanza tra loro e dunque il percorso può essere tranquillamente realizzato nell’arco di una giornata.

arte romanica in Sardegna itinerario

il nostro itinerario alla scoperta dell’architettura romanica.

Il nostro itinerario alla scoperta dell’arte romanica.

L’itinerario che vi proponiamo in questo post è suddiviso in 4 tappe: San Pietro di Sorres a Borutta, Sant’Antioco di Bisarcio in agro di Ozieri, Nostra Signora del Regno ad Ardara e la SS. Trinità di Saccargia in territorio di Codrongianus.
Ognuna di queste chiese insiste in quello che nel medioevo era il Giudicato di Torres, uno dei quattro regni autonomi in cui era divisa l’isola in quel periodo (gli altri tra erano Arborea, Cagliari e Gallura).

Questo breve viaggio nell’arte romanica vi permetterà di conoscere meglio non solo le emergenze culturali esistenti in Sardegna, ma anche un pezzo importante della nostra storia.
Ciascun monumento inoltre ci ha dato l’opportunità di godere della capacità dell’uomo di creare (quando ci si mette) bellezza e armonia. 😉

Come sempre parliamo di un itinerario testato da noi.
L’ordine di presentazione è solo un suggerimento, siete liberissimi di scegliere l’ordine delle tappe seguendo le vostre esigenze. 😉

Nota da mamma: tutte le chiese presenti nell’itinerario che vi raccontiamo si trovano in campagna o in posizione decentrata rispetto al centro abitato. Nonostante questo sono facilmente visitabili anche col passeggino. Solo a Sant’Antioco di Bisarcio bisognerà lasciarlo all’ingresso per il tempo della visita al primo piano del nartece.

arte romanica in Sardegna San Pietro di Sorres

Chiesa di San Pietro di Sorres.

1. Chiesa di San Pietro di Sorres.

Il nostro itinerario per conoscere meglio l’arte romanica inizia con la visita alla splendida chiesa dedicata a San Pietro Apostolo, sita nel territorio del Comune di Borutta (SS) e sede dell’antica diocesi di Sorres (soppressa nel 1503).
Una delle particolarità di questa chiesa è che l’annesso monastero è ancora abitato da una piccola comunità di Benedettini, insediatasi nel 1955.

Dato che il nostro arrivo coincideva quasi con l’inizio delle celebrazioni domenicali, abbiamo deciso di visitare in primo luogo l’interno.
Qui abbiamo avuto modo di notare come la bicromia delle mura crei un particolare effetto ottico per cui l’edificio sembra più grande di quello che è in realtà.
Sulla navata di sinistra, come si entra, è possibile ammirare il sarcofago di Goffredo Benedettino, vescovo di Sorres dal 1143 al 1153.
Sempre nella stessa navata, ma più spostata verso l’altare, si trova una splendida statua lignea della Madonna che in origine doveva far parte di un polittico (=pala d’altare) addossato alla parete absidale e risalente agli inizi del XVI secolo.
Proprio davanti alla zona presbiteriale si trova il pulpito quadrangolare del XIV secolo.

Una volta usciti all’esterno abbiamo potuto ammirare la splendida facciata, ripartita in tre ordini orizzontali e terminante in alto con un frontone.
Con il naso all’insù abbiamo osservato le decorazioni della chiesa: le arcate cieche con i bei fregi nelle ghiere, le losanghe e gli oculi.
In ogni elemento spiccava l’alternanza della pietra bianca a quella scura.
Sulla soglia del portale si intravede un’epigrafe che ricorda un “Mariane maistru”, probabilmente l’architetto della cattedrale.

Un cancello laterale garantisce l’accesso alla zona absidale, dove è sempre presente la bicromia che caratterizza l’intero edificio. Qui Michele ci ha costretto a riportare lo sguardo verso il basso perché si è sbizzarrito a correre qua e là sul prato tra le risate di tutti i presenti!

2. Chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio
Conclusa la nostra visita a Sorres ci siamo spostati in territorio di Ozieri per ammirare l’imponente chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio, posta su un’altura da cui domina tutto il circondario
.

La prima cosa che mi stupisce ogni volta che visito questo monumento è il particolare colore dorato delle sue mura, dovuto al tipo di materiale costruttivo utilizzato: l’arenaria.
Sul finire della primavera, quando le campagne tendono a ingiallirsi, l’immagine di questa chiesa appare ancora più suggestiva perché sembra mimetizzarsi con l’ambiente circostante.

Un giro intorno all’edificio ci ha permesso di scoprirne la storia e il fascino della sua architettura.
Abbiamo iniziato dalla parete sinistra, dove si ritrovano tracce del suo primo impianto, antecedente al 1090, anno del disastroso incendio che distrusse gran parte della chiesa e l’archivio vescovile.
Da quel momento, e per una sessantina d’anni, i vescovi di Bisarcio risiedettero nella vicina Ardara, una delle due capitali del Regno di Torres.

arte romanica in Sardegna Bisarcio

Chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio.

Finalmente a partire dalla metà del XII secolo ripreso i lavori di ricostruzione della chiesa, cui parteciparono maestranze toscane e francesi.
Il risultato è la splendida facciata che presenta, in alto, archetti a sesto acuto poggianti su mensole da cui spiccano protomi umane (una ben identificabile come una donna).
Degni di nota i fregi  delle ghiere degli archi del primo ordine con rappresentati, quasi a tutto tondo: angeli, santi, animali e uomini.

La peculiarità di questa chiesa è sicuramente la presenza di un nartece (=portico di basilica) a due piani: il portico infatti è sovrastato da un piano coperto diviso in tre vani.

Qui si possono ammirare una curiosa cappa di camino a forma di mitria vescovile e l’epigrafe di consacrazione dell’altare posto nell’ambiente centrale.
Inoltre, grazie a una bifora, si può godere della possibilità di vedere l’interno della navata centrale dall’alto.
La bifora che permette la comunicazione tra nartece e chiesa è in realtà quella che un tempo si apriva nella prima facciata dell’edificio, cui in un secondo momento è stato addossato il nartece.
In effetti sono ancora visibili gli elementi decorativi di questa prima facciata, come le losanghe e gli archetti a tutto sesto.

3. Nostra Signora del Regno ad Ardara.
Per la terza tappa del nostro itinerario ci siamo spostati ad Ardara, antica capitale del Giudicato di Torres.

In realtà questo regno presenta una situazione particolare poiché vi coesistevano due capitali: una, per così dire, spirituale (Porto Torres) e una politica (Ardara).
Probabilmente agli inizi del XI secolo, per questioni di sicurezza, i giudici preferirono spostarsi verso l’interno e decisero di trasferire la loro residenza da Porto Torres ad Ardara.
Il centro costiero però, poiché custodiva un’importante eredità religiosa, continuò ad essere il fulcro della vita spirituale del giudicato.

Come suggerisce l’intitolazione stessa, la chiesa di Nostra Signora del Regno è una chiesa palatina: era dunque annessa al palazzo giudicale, di cui restano pochissime tracce proprio in prossimità dell’edificio di culto.
Era qui che, nel corso del medioevo, i giudici prestavano giuramento, venivano incoronati e, spesso, venivano sepolti.

Quello che ci ha affascinato di questa chiesa è la sua austerità, accentuata dalle forme squadrate e dal colore scurissimo della trachite.
Proprio questa serietà dell’architettura rende ancora più stupefacente il tesoro che vi è conservato all’interno.
Una volta dentro infatti non si può non rimanere abbagliati dalla lucentezza emanata dal grande retablo (= tavola d’altare) cinquecentesco posto sulla parete absidale.
La doratura di quest’opera infatti risplende nell’oscurità della chiesa.
Il retablo è un omaggio alla grandezza della Vergine, di cui spicca al centro una bellissima statua lignea.
L’opera, oltreché per la sua mirabile fattura, è molto importante perché riporta data e firma dell’autore: Giovanni Muru e 1515.

arte romanica in Sardegna Ardara

Chiesa di Nostra Signora del Regno.

4. Chiesa della SS. Trinità di Saccargia.
La nostra giornata all’insegna dell’arte romanica si è conclusa con la visita alla basilica della SS. Trinità di Saccargia, nel comune di
Codrongianus (SS). 
Qui abbiamo ritrovato la bicromia che caratterizza anche la chiesa di San Pietro di Sorres e alcuni elementi architettonici che ci hanno accompagnato durante tutta questa escursione: losanghe, archetti, monofore e bifore.

Anche qui, come ad Ardara, il vero tesoro della chiesa è racchiuso all’interno: nel catino absidale infatti si conserva un ciclo di affreschi medievali che costituiscono quasi un unicum per la Sardegna.
Sono infatti poche le chiese sarde che conservano la decorazione pittorica originale: una, bellissima, è quella di San Pietro a Galtellì (http://bimboinspalla.com/index.php/2015/10/09/galtelli-e-i-luoghi-di-canne-al-vento/).
Su tutta la chiesa troneggia la figura del Cristo benedicente racchiuso entro una mandorla e affiancato da serafini.
Si possono ammirare alcune scene della vita di Cristo: Ultima Cena, Bacio di Giuda, Crocifissione, Seppellimento e Discesa agli Inferi. Personalmente a me piace tantissimo il finto velario raffigurato in basso per la naturalezza e il realismo con cui è reso.

Ai bambini invece piaceranno sicuramente alcuni elementi decorativi posti in facciata, come i capitelli con mostri alati e le mucche accovacciate.
Quest’ultimo è da rimandare alla leggenda secondo la quale la realizzazione della chiesa è dovuta a un evento miracoloso: ogni giorno un pastore portava al pascolo le mucche della sua signora e puntualmente una di queste si allontanava per inginocchiarsi, come se adorasse qualcuno.
Avvisata di questo strano fatto, la proprietaria del pascolo decise di costruire una chiesa proprio nel luogo in cui la mucca si genufletteva.
Le fonti documentarie invece raccontano che la chiesa attuale fu fatta edificare dal Giudice Costantino e da sua moglie Marcusa per mantener fede a un voto fatto in passato: ingrandire e abbellire la chiesa già esistente nel caso fosse nato il tanto atteso erede.
La chiesa venne solennemente consacrata il 5 ottobre 1116 e venne confermata la sua donazione, con tutte le relative pertinenze, ai monaci Camaldolesi.

Nelle immediate vicinanze dell’antica abbazia vi è un bar circondato da un bel prato inglese.
La nostra giornata non poteva che concludersi sorseggiando una bibita fresca  (nel caso di Michele assaporando il meritato gelato) all’ombra e con “vista medievale”.

arte romanica in Sardegna Saccargia

Michele davanti alla bellissima chiesa della SS. Trinità di Saccargia.

Vi abbiamo incuriosito con il nostro post?
Amate anche voi l’arte medievale?
Perché non ci proponete voi un itinerario? 😉

 

 

1 Commento

  1. Pingback: Chiese Romaniche: una guida per scoprire quelle sarde. - bimboinspalla

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