Monte d’Accoddi: sentirsi più vicini al cielo!

Finalmente, dopo anni che me lo ripromettevo, sono riuscita a visitare l’altare preistorico di Monte d’Accoddi. L’ho fatto col piccolo Michele (e la mia amica Chiara) e devo dire che è sempre emozionante condividere con lui la “prima volta” in un sito o in un museo.

noi ai piedi di Monte d'Accoddi

Visita a Monte d’Accoddi

Giunta a Monte d’Accoddi la domanda è nata spontanea: perché non l’ho visitato prima? Vuoi per la bellezza del paesaggio, o per la tranquillità di quel luogo, o per la suggestione esercitata dall’imponente mole del monumento preistorico, ma una volta arrivati al cospetto di Monte d’Accodi non si può fare a meno di emozionarsi!

Come arrivare a Monte d’Accoddi.

L’ingresso al sito si trova proprio sulla Strada Statale 131, nel tratto che collega Sassari a Porto Torres. Dato che si può accedere solo dalla corsia che da Porto Torres va verso Sassari, se si percorre la direzione opposta occorre effettuare un’inversione di marcia (consentita in più punti).

L’accesso è pedonale, ma poco prima del divieto si può lasciare l’auto in un ampio parcheggio. La strada è comunque percorribile facilmente anche col passeggino perché lastricata. Nota da mamma: per la visita al sito il passeggino è fortemente sconsigliato. Lo si può lasciare in biglietteria e procedere col “bimboinspalla” ;)! (Michele ormai, se non è stanco, è autonomo).

Il sito di Monte d’Accoddi.

L’altare preistorico di Monte d’Accoddi faceva parte di un complesso di epoca prenuragica sviluppatosi attorno alla seconda metà del IV millenio a. C. e di cui sono ancora visibili alcune tracce.

La guida ci ha spiegato che il sito è inserito all’interno di un contesto territoriale ricco di emergenze archeologiche (a qualche Km di distanza si trova la necropoli di Su Crucifissu Mannu, in territorio di Porto Torres), alcune delle quali insistono su terreni privati e si possono ammirare dalla sommità del monumento.

L’altare che oggi possiamo vedere in tutta la sua imponenza ha un’altezza di 6 metri, ma le indagini archeologiche fanno supporre che in origine il monumento raggiungesse gli 8 metri. Gli scavi hanno evidenziato due fasi di utilizzo del sito:  la prima, risalente appunto alla seconda metà del IV millenio a.C., detta del “tempio rosso” perché vi sono state rinvenute tracce di pittura di quel colore. Questa prima struttura venne inglobata da una seconda, risalente al 2700 a. C., ed è oggi denominata “tempio a gradoni”.

La visita ha avuto inizio da due strane sfere di pietra, di diverse dimensioni, collocate nelle immediate vicinanze dell’altare e ritrovate in un terreno vicino. Le dimensioni e la particolare forma sferoidale dei due manufatti ha portato gli studiosi a ritenere che siano collegate al culto del sole. Michele invece ci ha visto semplicemente due palle (una gigante) ed è rimasto a dir poco contrariato una volta appurato che non rimbalzavano!

Michele a Monte d'Accoddi

Perché non rimbalza?

Dovete sapere che da alcune escursioni a questa parte Michele si diletta a fare la sua personale visita guidata a tutti i presenti. Evidentemente Monte d’Accoddi lo ha ispirato e per tutta la visita anche lui ha voluto fornirci la sua spiegazione fatta di “gna gna gna, slumb slumb, acqua, fuoco e palla”!

Con grande disappunto di Michele (che non voleva rassegnarsi al fatto che le due “palle” fossero inutilizzabili) ci siamo spostati verso un altro reperto che contribuisce a rendere molto particolare questo sito: un lastrone di calcare di circa tre metri per tre che probabilmente doveva essere utilizzato come tavola per le offerte. Tale destinazione d’uso sarebbe confermata dalla presenza di sette fori posti nei bordi della pietra entro cui doveva passare la corda che legava le vittime dei sacrifici (momento macabro!).

In cima a Monte d'Accoddi

Coccole a Monte d’Accoddi.

Finalmente abbiamo potuto percorrere la rampa (lunga 40 m) che da accesso alla terrazza posta sulla sommità del sito. Non ci sono parole per descrivere il panorama di cui si può godere da lassù. Veramente sembra di essere più vicini al cielo! La bellezza del paesaggio distrae dalla spiegazione della guida. Per un attimo si ha l’impressione di essere soli, della serie: io, la terra e il cielo! Comunque la guida aveva ragione: da qui è possibile ammirare (anche se in lontananza) alcuni menhir presenti nei terreni privati che delimitano il sito.

Scesi nuovamente “a terra”, sulla sinistra della rampa (per chi sale) abbiamo potuto ammirare un bellissimo menhir (ritrovato in loco) di calcare squadrato, alto 4.40 metri e pesante più di 5 tonnellate.

La visita si è conclusa con un giro attorno al monumento e una capatina a ciò che rimane di una capanna prenuragica, dove magari è vissuta una sacerdotessa!

Consiglio vivamente la visita a questo sito per la sua importanza storica e la sua bellezza. I bambini di tutte le età ne rimarranno affascinati: i più piccoli sicuramente per il contesto ambientale (hanno tanto di quello spazio dove poter correre) e per la curiosa forma di alcuni reperti (sono sicura che le due sfere riscuoteranno un grande successo). I più grandi invece potranno comprendere meglio l’importanza e la particolarità di questo sito che li aiuterà ad avere un’immagine più completa di quello che imparano a scuola sui riti e le credenze preistoriche.

Se vi abbiamo incuriosito e volete avere maggiori informazioni per organizzare la visita all’Altare potete consultare il sito istituzionale del Comune di Sassari o quello dedicato alla promozione turistica.

Noi abbiamo altri luoghi da suggerirvi per conoscere meglio la città di Sassari: cliccate qui! 🙂

 

2 Commenti

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