Sindia e l’abbazia di Santa Maria di Corte.

Ci sono persone che a prima vista sembrano averci già detto tutto, ma che se si ha la pazienza di conoscerle a fondo e non fermarsi all’apparenza potrebbero sorprenderci con le storie che hanno da raccontarci. La stessa cosa vale per i luoghi. Piccoli paesi, abitati da talmente poche persone che alla fine si conoscono tutti, facili da visitare perché composti da poche vie e poche case. Quanti di questi paesi esistono in Sardegna? Un’infinità, ma ognuno – e lo stiamo a poco a poco scoprendo con questo blog – nasconde una storia che aspetta con pazienza di raccontare. Ognuno di questi paesi conserva, più o meno nascosto, un tesoro, silenzioso testimone della sua storia. È questo il caso di Sindia.

Michele a Sindia.

Primi passi di Michele in quel di Sindia.

Il paese di Sindia.

Sindia è un paese di quasi 2.000 abitanti della provincia di Nuoro, posto sull’altopiano di Campeda. È uno di quei paesi dove non vai se sei un normale turista, ma ha la fortuna di essere di passaggio se si lascia la SS 131 per andare in direzione di Bosa.

Non è il luogo ideale per il turista convenzionale perché non offre alcun servizio “mordi e fuggi”: non ha il mare, non ha locali alla moda e nemmeno grandi strutture alberghiere.

È però uno di quei luoghi che amerete sicuramente se siete dei viaggiatori, di quelli a cui piace immergersi nella quotidianità di una comunità; di quei viaggiatori a cui piace scoprire tesori archeologici e artistici attraverso cui conoscere la storia di un luogo e dei suoi abitanti.

Santa Maria di Corte a Sindia

L’abbazia di Santa Maria di Corte a Sindia.

È un posto ideale per chi ama immergersi nella natura, fare lunghe passeggiate (magari in bici) durante le quali incappare in qualche nuraghe o sito archeologico di cui è ricco il territorio, a testimonianza di quanto esso fosse frequentato sin dall’antichità.

L’abbazia di Santa Maria di Corte a Sindia.

Uno di questi tesori in cui potrete incappare nelle campagne attorno all’abitato di Sindia è la piccola (o almeno lo è oggi)  chiesa cistercense di Santa Maria di Corte, oggi tanto piccola quanto ricca di storia e significato.

Conosco questa chiesa da tanto tempo per via dei miei studi universitari e poiché mi ha sempre affascinato la sua storia, emblematica di quanto la Sardegna avesse un ruolo centrale nella geopolitica del medioevo, ho deciso di portarci Michele e di dedicargli un post di bimboinspalla.

Per questo motivo siamo andati a visitarla insieme a Mario, un caro amico di Sindia profondo conoscitore della storia locale, e alla mia amica Antonella.

La giornata non era delle migliori dato il forte vento e la pioggia, ma Mario ci ha spiegato che in questa zona il tempo è spesso così, tanto che ci siamo chiesti come mai si fosse scelto per la costruzione di questa chiesa un luogo così poco favorevole dal punto di vista climatico. La risposta ce l’ha subito data la toponomastica di quella località che viene chiamata Cabu Abbas perché ricca di sorgenti d’acqua.

  1. La storia di Santa Maria di Corte.

La storia di questo piccolo luogo di culto è molto interessante! L’appellativo “di Corte” tradisce già la sua origine: la chiesa fu fondata per volere del giudice (i sovrani sardi medievali) Gonnario di Lacon Gunale, che durante il viaggio di ritorno dalla Terrasanta incontrò a Montecassino Bernardo di Chiaravalle, abate  fondatore di Clairvaux. Bernardo non era un semplice monaco cistercense, ma uno degli uomini più influenti del XII secolo, soprattutto dopo l’elezione di papa Eugenio III, anch’esso monaco cistercense (fu proprio Bernardo a ordinarlo monaco), che lo incaricò di predicare a favore della II Crociata.

Gonnario e Bernardo si accordarono per inviare in Sardegna un primo nucleo di monaci cistercensi che, una volta giunti nell’isola, si adoperarono per la costruzione dell’abbazia di Santa Maria di Corte e dell’annesso monastero, di cui oggi rimangono i ruderi. Santa Maria di Corte, la cui fondazione viene fatta risalire al 1149, è dunque la prima chiesa cistercense della Sardegna.

Santa Maria di Corte a Sindia

Facciata di Santa Maria di Corte a Sindia.

I cistercensi sono un ordine monastico fondato nell’XI secolo per volontà di alcuni monaci cluniacensi, guidati da Roberto di Molesmes, desiderosi di una maggiore austerità e di ritornare  alla stretta osservanza della Regola di San Benedetto e al lavoro manuale. L’importanza data da questi monaci all’austerità e al rigore si riscontra in ogni aspetto della vita dell’ordine e, quindi, anche nelle loro architetture. Non fa eccezione la chiesa di Santa Maria di Corte a Sindia.

2. Visita all’abbazia di Santa Maria di Corte.

Iniziamo col precisare che la chiesa ancora officiata è solo una piccola parte dell’antico complesso monastico. Recuperata grazie alla volontà degli abitanti di Sindia, l’attuale chiesa di Santa Maria di Corte è costituita infatti dal braccio meridionale del transetto dell’antica abbazia. All’edificio si addossano due cappelle e una piccola sacrestia, un tempo comunicante direttamente con il monastero.

L’interno di Santa Maria di Corte è assai suggestivo: l’ambiente molto buio, dovuto alle piccole finestre e al colore del materiale costruttivo (scuri cantoni trachitici lavorati molto bene), contribuisce al raccoglimento interiore e a farti sentire estremamente piccolo nei confronti di tutto ciò che ti circonda. Una volta entrati ci è venuto normale abbassare il tono di voce e fare il minor rumore possibile, anche se eravamo soli in piena campagna. Credo che fosse proprio questo l’effetto che le grandi abbazie dovevano suscitare sulla massa dei fedeli. Santa Maria di Corte, nonostante le ridotte dimensioni attuali, mantiene ancora intatto questo particolare fascino!

All’interno la nostra attenzione (o meglio la mia perché Michele non vedeva l’ora di ritornare sul prato!) è stata attratta dalle due cappelle laterali, caratterizzate dalla presenza di due nicchie: una utilizzata come ripostiglio e l’altra impreziosita da un lavamani in pietra a forma di serratura. Fa uno strano effetto pensare che qui quasi mille anni fa si lavavano le mani i monaci cistercensi in occasione delle cerimonie! Alzando lo sguardo non si può fare a meno di notare il bellissimo oculo a quattro raggi. Vicino al portone, su una mensola, poggia un capitello con raffigurata (anche se molto malconcia) una faccina umana. La tradizione vuole che questa faccia sia il ritratto del giudice Gonnario, committente della chiesa.

Noi a Sindia

Noi in visita a Santa Maria di Corte.

L’esterno di Santa Maria di Corte è forse ancora più ricco di sorprese! Michele si è divertito tanto a scorrazzare tra le rovine del monastero che circondano la chiesa. In prossimità delle due cappelle si trova ciò che rimane dell’antico coro quadrangolare: anche qui ritroviamo due nicchie, una delle quali con il curioso lavamani a forma di serratura. Continuando il nostro giretto attorno alla chiesa abbiamo esplorato altri ruderi del monastero fino ad arrivare a quello che ancora oggi si può vedere delle tre navate che costituivano l’antica abbazia.

Santa Maria di Corte venne lentamente abbandonata a partire dagli inizi del XV secolo e, gradualmente, le sue pietre, così ben lavorate, vennero utilizzate per la costruzione di altri edifici ecclesiastici a Sindia. Mario ci ha portato a vedere la chiesa di San Demetrio, costruita nel XVII secolo (la data 1668 è riportata nel portale) con i conci di trachite provenienti dal monastero cistercense. In effetti, nonostante 5 secoli di differenza e le dimensioni differenti, San Demetrio richiama alla mente il fascino di Santa Maria di Corte. La costruzione di questa chiesa, sita alla periferia del paese, si deve alla volontà del nobile ecclesiastico sindiese Gavino Pintor Serra, inquisitore generale dell’isola di Sardegna. Purtroppo non abbiamo potuto visitare l’interno, che custodisce un prezioso retablo del XVII secolo. Mario però ci ha raccontato un aneddoto veramente curioso: secondo la tradizione locale i visi di pietra collocati in alto, ai lati del tetto, riprenderebbero le fattezze di due noti ladri di tegole del paese.

Perché visitare Santa Maria di Corte.

La piccola chiesa merita sicuramente una visita perché importante testimonianza di un particolare periodo storico che ha visto l’isola al centro delle vicende europee. L’edificio inoltre riprende alla perfezione i dettami dello stile romanica francese ed è quindi molto interessante vedere come questo si differenzi nelle forme dal romanico pisano, maggiormente diffuso sul territorio regionale.

San Demetrio a Sindia

L’abside di San Demetrio a Sindia.

I bambini inoltre avranno modo di trascorrere qualche ora all’aria aperta, imparando nuove cose sulla nostra storia e inventando qualche avventura straordinaria ambientata in una scura abbazia medievale! 😉

Dove bere un buon caffé a Sindia.

Prima di andar via, Mario non è venuto meno all’ospitalità sindiese e ci ha portato a fare colazione in una caffetteria del paese. Il Caffè Sindia è stata veramente una piacevole sorpresa: un locale carinissimo reso ancora più accogliente dalla gentilezza di Giulia e di Lino, il titolare. Vi consigliamo di fermarvi qui se volete bere un ottimo caffè (buonissimo anche il cappuccino), accompagnato da golosi dolci (gli amaretti erano semplicemente strepitosi). La sera la caffetteria si trasforma in pizzeria e, a detta di Mario (e di Lino), le pizze sono molto buone. Verremo sicuramente a testarle personalmente!

Se vi piacciono le chiese romaniche e il medioevo sardo, cliccate qui.

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