Penisola del Sinis: un territorio di scoprire!

La visita al Museo Civico di Cabras (di cui abbiamo parlato in un altro post) è stata l’occasione per trascorrere una giornata nella Penisola del Sinis così da conoscere meglio questo territorio.

Iniziamo col dire che da questa giornata abbiamo imparato che i Giganti di Monte Prama non sono l’unico motivo per decidere di venire a visitare la Penisola del Sinis.Penisola del Sinis. Tharros dalla Torre di San Giovanni Importanti siti archeologici, un museo molto interessante, un villaggio abbandonato, le torri spagnole, le chiese medievali, l’area umida dello Stagno di Cabras e una tradizione enogastronomica di tutto rispetto sono solo alcuni dei buoni motivi per venire a scoprire questa parte di Sardegna, anche nei mesi più freddi. Se poi si aggiunge la presenza di spiagge bianchissime e di paesaggi bellissimi si ottiene il mix ottimale per l’escursione perfetta!

Dato che la visita al Museo Civico di Cabras, con la sua interessante collezione, ci ha visti impegnati per l’intera mattinata, tutto il gruppo (papà Paolo e alcuni amici si sono uniti a noi in questa escursione) ha optato per fare una pausa pranzo per poi riprendere nel primo pomeriggio l’escursione nella Penisola del Sinis.

Dietro consiglio di alcuni amici di Oristano, abbiamo deciso di pranzare alla “Trattoria da Attilio”, proprio al centro del paese. Nel menù a base di pesce immancabile la bottarga locale, che Michele ha gradito tantissimo! Finito di pranzare, ci siamo diretti verso la seconda tappa della nostra giornata ovvero la Torre di San Giovanni. La Penisola del Sinis. Torre di San GiovanniTorre, una delle più imponenti del Golfo di Oristano, domina entrambi gli approdi della Penisola del Sinis e le rovine di Tharros. La sua costruzione risale a un periodo compreso tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Era una “torre de armas”, ossia una torre destinata alla difesa del territorio. In effetti dalla sua terrazza lo sguardo può godere di una visuale molto ampia su tutto il Golfo di Oristano. Noi, liberi da qualsiasi tipo di responsabilità legata alla difesa del territorio, abbiamo ammirato lo splendido panorama, infastiditi unicamente dal forte vento!

Dato che il tempo sembrava non voler assisterci più, abbiamo deciso di non visitare Tharros (ritorneremo sicuramente a farlo) e ci siamo diretti verso la chiesa di San Giovanni del Sinis, che dà il nome al piccolo abitato. La chiesa fu costruita in epoca bizantina sopra un’area cimiteriale in origine pagana e poi cristiana. Tra il IX e il X secolo subì un ampliamento in senso longitudinale che conferì alla struttura la forma che ancora oggi possiamo ammirare. Penisola del Sinis. San Giovanni di SinisLa pianta presenta tre navate, tutte coperte con volta a botte. Le navate sono attraversate dal transetto: al centro si eleva la cupola. La navata centrale termina con un abside nel cui paramento murario si possono vedere materiali di recupero provenienti dalla vicina Tharros. Purtroppo non abbiamo potuto visitare l’interno dell’edificio ma non mancheranno occasioni per farlo!

Per rientrare a casa abbiamo deciso di percorrere per un tratto la strada litoranea così, tempo permettendo, avremmo potuto fermarci per ammirare paesaggi mozzafiato. La prima tappa di questo “itinerario di rientro alternativo” è stata la bellissima spiaggia di Maimoni, con la sua sabbia chiarissima formata da tantissimi sassolini di quarzo. in spiaggia non c’era nessuno (eccezion fatta per alcuni coraggiosi Penisola del Sinis. Maimonipescatori) e così abbiamo potuto godere in tutta tranquillità della natura che ci circondava. Ho spiegato a Michele che l’ultima volta che sono stata su quella spiaggia c’era anche lui, ma era dentro il mio grosso (qualcuno oserebbe dire “grossissimo”) pancione! Ora come allora il mare era notevolmente agitato, cosa che ha contribuito a conferire all’ambiente un ché di selvaggio e a renderlo così ancora più suggestivo. Ci teniamo a ricordare che è vietatissimo portarsi via, come ricordino, i granelli di quarzo. A parte il fatto che non capisco cosa ci faccia la gente con questi granelli in casa, ritengo che – soprattutto noi genitori – abbiamo il dovere di preservare e far preservare il paesaggio che ci circonda così da tramandarlo il più intatto possibile ai nostri figli!

Salutata la spiaggia di Maimoni, che prende il nome dalla divinità dell’acqua della mitologia sarda (Maimone appunto), ci siamo diretti verso la seconda tappa: Putzu Idu. Percorrendo il tratto di strada che ci separava dalla nostra meta, una serie di cartelli hanno attirato la nostra attenzione e così ci siamo fermati e abbiamo scoperto che ci trovavamo di fronte alla famosa area di scavo di Monte Prama. Non fatevi trarre in inganno dal nome del sito, perché di “monte” c’è ben poco! La necropoli da cui arrivano i bellissimi Giganti si trova infatti sopra una collinetta che tutto sembra fuorché un monte. Il toponimo Monte Prama (Monte delle Palme) deriverebbe dal fatto che questa collina doveva essere ricoperta di palme nane, un tempo abbondanti nell’area della Penisola del Sinis. Il sito comunque conserva un certo fascino, soprattutto se si pensa a cosa ancora può nascondersi nel sottosuolo.Penisola del Sinis. Putzu Idu

Soddisfatti da questa tappa “imprevista”, ci siamo diretti a Putzu Idu, località di mare caratterizzata dalla presenza di numerose Saline disposte proprio alle spalle dalle spiaggia. La mia intenzione era quella di riuscire a intravedere dal lungomare la piccola Isola di Mal di Ventre (Malu Entu), ma il mare molto agitato e i grossi nuvoloni non me lo hanno permesso. Dato che proprio da Putzu Idu partono le escursioni per quest’Isola, credo proprio che l’estate prossima bimboinspalla vi organizzerà un’escursione.

L’ultima tappa di questa giornata è stata S’Archittu, frazione marina del Comune di Cuglieri (OR), che prende Penisola del Sinis. S'Archittuil nome dall’arco di roccia naturale che domina la cala posta all’estremità del piccolo abitato. Nonostante il brutto tempo, abbiamo deciso ugualmente di affrontare la passeggiata per arrivare al monumento naturale. Siamo stati fortunati perché lo abbiamo potuto ammirare al tramonto, con quella luce naturale rossastra che lo ha reso ancora più affascinante. Prima di ripartire, per riprenderci dal freddo e dalle fatiche del viaggio, ci siamo fermati in un locale posto proprio sul lungomare. Devo dire che la cioccolata calda vista mare (e che mare) non l’avevo ancora gustata! Così ancora per un po, ma questa volta al calduccio, ci siamo goduti un paesaggio bellissimo prima di ripartire verso casa!

2 Commenti

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