Ozieri e il suo Civico Museo Archeologico

Stavolta giochiamo¬†in casa! In questo post infatti parliamo di quella volta in cui ho portato Michele a visitare il Civico Museo Archeologico di Ozieri, un luogo che conosco molto bene! ūüėČ

Museo Archeologico di Ozieri.

L’interno del Civico Museo Archeologico “alle Clarisse”.

Il territorio di Ozieri.

Per capire appieno¬†la ricchezza e l’importanza della collezione conservata in questo Museo, dobbiamo iniziare col dire che il territorio di Ozieri √® stato¬†abitato dall’uomo sin dalla Preistoria. La popolazione¬†che frequentava questi luoghi non era una comunit√† qualunque, ma per le sue caratteristiche e¬†la particolare¬†evoluzione sociale ha dato vita a quella che oggi √® conosciuta come “cultura di Ozieri” (inquadrabile cronologicamente nel Neolitico recente, seconda met√† del IV millennio a. C.).

La denominazione “cultura di Ozieri” deriva in realt√† dalla localit√† in cui per la prima volta sono stati rinvenuti reperti a lei riferibili¬†e precisamente la “Grotta di San Michele”, situata all’interno del centro abitato, nelle immediate vicinanze dell’Ospedale.

Dal Neolitico recente sino a oggi il territorio di Ozieri è stato sempre abitato e nel Museo Civico sono conservate importanti testimonianze di ognuna di queste diverse fasi insediative.

Il Civico Museo Archeologico “alle Clarisse” di Ozieri.

Il valore aggiunto di questa struttura museale¬†√® la sua sede! Il Civico¬†Museo Archeologico infatti √® allestito all’interno di un ex convento, risalente al 1754 e destinato alle monache Clarisse.

Michele al Civico Museo di Ozieri

Michele nel sottotetto!

A seguito della Legge Rattazzi del 1855, l’edificio fu rilevato dal Comune e dal 1889 al 1953 fu sede della Caserma Pietro Micca. Dal 1953 i locali dell’ex Convento furono destinati agli usi pi√Ļ disparati: dalle attivit√† scolastiche alle abitazione private. Avendo ricevuto un finanziamento regionale, il Comune ha potuto ristrutturare l’antico edificio e destinarlo a nuova sede museale, inaugurata nel 2003.

Ancora oggi, nonostante le modifiche subite durante il “periodo militare”, l’edificio conserva la sua originaria struttura conventuale. La parte pi√Ļ suggestiva, a mio parere, √® sicuramente il sottotetto, dove si possono ammirare dall’alto le volte a botte, in pietra, delle piccole celle che dovevano ospitare i sogni e le delusioni delle monache.

La visita al Civico Museo Archeologico di Ozieri.

Lasciato il passeggino in biglietteria, ma solo perché ormai Michele vuole scoprire il mondo sulle proprie gambe, Alessandra ci ha accompagnato alla scoperta della collezione museale qui esposta.

Nota da mamma: i¬†diversi piani in cui si articola il Museo sono facilmente raggiungibili con il passeggino perch√© dotato di ascensore.¬†La struttura inoltre √® dotata di ampi bagni dove, con un po’ di adattabilit√†, si pu√≤ facilmente provvedere al “cambio pannolino”!

Noi alle Clarisse di Ozieri.

Nelle Sale del Civico Museo Archeologico “alle Clarisse”.

Nelle 4 Sale del primo piano abbiamo potuto ammirare i reperti, alcuni veramente particolari, che raccontano la storia di questo territorio dalla Preistoria sino al XVII secolo, disposti secondo un percorso cronologico.

La Sala I √® dedicata alla Preistoria con i materiali rinvenuti in particolare all’interno della Grotta San Michele e riferibili alla “Cultura di Ozieri”.

Abbiamo poi proseguito la nostra visita nella Sala 2 dove sono esposti i reperti riferibili¬†alla Civilt√† Nuragica (dall’Et√† del Bronzo, 1800 a. C., al II secolo a. C., ormai epoca romana) e alla forte produzione metallurgica che l’ha caratterizzata. Il reperto che mi ha sempre pi√Ļ affascinato di questa Sala √® sicuramente il “lingotto a pelle di bue”¬† ovvero una lastra metallica (in questo caso in rame) la cui forma ricorda per l’appunto la pelle di bue con delle protuberanze negli angoli al fine di facilitarne il trasporto a mano. Tali lingotti avevano una duplice funzione: venivano usati sia come valuta di scambio nel commercio sia nell’attivit√† metallurgica per la fusione e creazione di manufatti. Questo reperto rappresenta quasi un unicum in Sardegna poich√© √® stato rinvenuto integro e per questo, giustamente, √® collocato al centro della Sala, al posto d’onore!

Nella Sala 3 abbiamo scoperto invece le testimonianze di epoca punica e romana,¬†come le “stele a specchio” (di uso funerario) e le “pietre miliari”, ovvero i cippi iscritti posti sul ciglio delle strade romane per scandire le distanze. Queste ultime, in particolare, dimostrano come il territorio di Ozieri, dove ancora oggi si conservano i resti di alcuni ponti romani, fosse un luogo di transito fra i porti di Turris e Olbia, nella direttrice stradale che da Cagliari raggiungeva il porto sul Tirreno. Ma la vera particolarit√† di questa Sala √® la presenza¬†su un lastrone di tufo, disposto nella¬†parete di collegamento con la Sala 2, ¬†del solco della ruota in legno che veniva usata dai fedeli per lasciare le offerte alle monache e, spesso, i neonati. Era infatti una consuetudine abbandonare i bambini in fasce¬†davanti alle porte di conventi e monasteri nella convinzione di garantire loro un futuro migliore. La “ruota degli esposti”, cos√¨ viene chiamata comunemente, permetteva di depositare il neonato¬†senza essere visti dall’interno. Spesso vicino alla ruota vi era un campanello per avvisare chi di dovere della presenza del bambino. Tale testimonianza oltre a raccontarci una parte importante della nostra societ√†, dimostra anche come l’antico ingresso del convento fosse situato proprio in questo punto.

La nostra visita al primo piano si conclude con la Sala 4, dedicata al medioevo e all’et√† moderna. Nelle vetrine di questa Sala abbiamo ammirato, tra le tante cose, le fibule e le fibbie bizantine e longobarde (personalmente le trovo stupende),¬†i frammenti di ceramica valenzana, barcellonese e toscana.

Stele di Luzzanas al Civico Museo Archeologico di Ozieri.

Stele di Luzzanas al Civico Museo Archeologico di Ozieri.

La visita al Museo per√≤ non si √® conclusa¬†qua perch√© al secondo piano ci aspettava un altro dei gioielli di questa collezione ovvero la sezione numismatica, composta da monete che¬†ricoprono un arco temporale compreso tra il periodo greco e punico al XVIII secolo. Due Sale ospitano la¬†piccola sezione etnografica “Collezione Bandini”, costituita dalle donazioni fatte dalle eredi del giudice Pietro Cosseddu, illustre personaggio di Ozieri. La collezione ospita i ritratti di famiglia, alcuni oggetti personali (come gioielli, libri e accessori) e parte del corredo dei figli. La particolarit√† di questo secondo piano e che le Sale sono realizzate all’interno delle antiche cellette delle monache, per cui in alcune √® possibile ammirare l’antico pavimento in legno¬†o l’originale copertura in pietra.

Un altro motivo per visitare il Museo √® sicuramente il bel piazzale esterno che permette ai bambini di scorrazzare allegramente, ammirando alcune preziose testimonianze in pietra del nostro passato, tra le quali spicca la bellissima “Stele di Luzzanas” (nome della localit√† in cui √® stata rinvenuta). La stele presenta una decorazione a doppia cornice a incasso ed √® alta quasi 3 metri.

La nostra visita al Civico Museo Archeologico di Ozieri finisce qui, speriamo di avervi incuriosito e di avervi fatto venire voglia di visitarlo! In questo caso potete avere maggiori informazioni contattando gli uffici dell’Istituzione San Michele al numero 079/787638 o direttamente il Museo al numero 079/7851052.

Se invece volete leggere di altri musei e siti che abbiamo visitato, cliccate qui e buona lettura! ūüôā

 

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