Il libro sul comodino: “Canne al Vento”!

Canne al Vento

Negli ultimi due anni leggere qualche pagina di un libro si è rivelata un’impresa quantomeno ardua, se non impossibile! ;

Ogni mamma lo sa che un figlio, soprattutto nel primo periodo della sua vita, ti assorbe completamente. E per chi ancora mamma non lo è o lo sta per diventare, sappiate che quando vi dicono che la vostra vita cambierà totalmente stanno solo sminuendo la realtà (non spaventatevi però, è una cosa bellissima)! 😉

Quante volte mi son detta «Ora va a nanna e poi leggo!», per poi risvegliarmi l’indomani mattina accanto a lui. Personalmente, riprendere la buona vecchia abitudine di leggere prima di andare a dormire (anche se non più con i ritmi di una volta) ha significato riuscire a riprendere in mano, se non il mio tempo (quello è proprietà esclusiva di Michele), alcuni preziosi momenti della mia vita che posso dedicare a me stessa. E credetemi quando vi dico che è una bella conquista! 🙂

Canne al Vento

Leggiamo “Canne al Vento”.

Come ripromessomi in occasione della nostra visita a Galtellì, ho ripreso in mano “Canne al Vento” di Grazia Deledda, libro che avevo letto “forzatamente” (oserei dire quasi sotto minaccia) durante le scuole medie.

Della trama e dei suoi personaggi avevo solo vaghi ricordi. La gita a Galtellì è stata l’occasione per riscoprire quest’opera e la sua autrice. Una volta a casa, ormai incuriosita, ho riportato alla luce la mia copia di “Canne al Vento”. Credo che un viaggio significhi anche questo: stimolare la curiosità e darti la possibilità di rivedere le tue opinioni, anche in tema di letture! 🙂

Perché a me è piaciuto “Canne al vento”.

Lungi da me l’idea di scrivere una lezione di letteratura, voglio solo raccontarvi le mie impressioni.

L’elemento del romanzo che più mi ha colpito è sicuramente il forte sentimento d’amore, spesso mutato in vera e propria abnegazione, che lega il servo Efix, colpevole di un tremendo crimine, alle sue padrone, le dame Pintor. Questa sua dedizione è così assoluta da essermi risultata a volte fastidiosa e insopportabile. Come fa un uomo a non amare a tal punto se stesso da accettare tutto: soprusi e derisioni? Sì, era colpevole, ma alla fine aveva agito a fin di bene e, diamine, un po’ di amor proprio!

Ma, d’altronde, il tema principale del libro, come sottolinea lo stesso titolo, è la fragilità umana e il dolore dell’esistenza. L’autrice riesce a descrivere molto bene questi sentimenti che, nella vita, ognuno si trova a provare almeno una volta (anche se spero non in modo così estremo).

Un’altra caratteristica che mi ha colpito del modo di scrivere della Deledda è sicuramente la sua capacità di raccontare il paesaggio sardo, in particolar modo quello che circonda il paese di Galte (Galtellì). In “Canne al Vento” ritroviamo una Sardegna incontaminata, ancora austera e, a tratti, terrificante, abitata com’è da fate, fantasmi e spiriti della notte.

Pagina dopo pagina, ho ritrovato quelle credenze e superstizioni che ancora mia nonna raccontava. Le descrizioni delle feste religiose hanno la capacità di riportarti indietro nel tempo e di far rivivere quelle atmosfere. Mentre leggevo, mi sembrava proprio di sentire in lontananza i rumori della festa o di assistere alla parata di colori dei costumi tradizionali.

È stata proprio questa sua capacità di farmi immedesimare a tal punto nella storia e nei suoi dettagli a rendere questo libro importante e degno di essere letto. Ero come un personaggio secondario che assisteva in disparte alle vicende, ma senza mai perdersi una virgola di quanto accadeva in paese (insomma un abitante di Galte), Finalmente, dopo tanti anni, sono riuscita a cogliere la vera bellezza di quest’opera. Sono memorabili le descrizioni del Monte Tuttavista: le sue parole hanno rispecchiato appieno le sensazioni che questo monte ha suscitato in me durante la visita a Galtellì!

“Canne al Vento” mi ha fatto riscoprire Grazia Deledda  e il suo modo di scrivere e di amare, attraverso le sue opere, la Sardegna. Dopo la visita alla sua casa natale a Nuoro, ho deciso di approfondire la sua conoscenza con un altro libro, “Cosima”. Ma questo è tutto un altro post!

“Siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento…” (cit.)

1 Commento

  1. Pingback: Grazia Deledda e Nuoro: i luoghi in cui ha vissuto! - bimboinspalla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *