La Marmilla e le sue chiese romaniche

Mogoro in Marmilla

Questo post è dedicato a un itinerario volto a scoprire le chiese romaniche di alcuni paesi della Marmilla.

Dovete sapere infatti che la mia passione per il medioevo si è tradotta nel tempo con un amore smisurato per il patrimonio architettonico sardo riferibile a questo periodo.

Sardara in Marmilla

Family a Sardara.

Per questo motivo sono solita coinvolgere il piccolo Michele e papà Paolo nelle escursioni organizzate dall’Associazione “Amici del Romanico”  (di cui faccio parte) in giro per l’isola alla scoperta di questi preziosi monumenti.

In quest’occasione abbiamo visitato quattro chiese poste in altrettanti paesi della Marmilla: Masullas, Mogoro, Sardara e Siddi. Abbiamo così avuto l’occasione di scoprire quattro perle dell’architettura romanica sarda, importanti testimonianze di un passato che ci ha visto protagonisti della storia europea.

La Marmilla.

La Marmilla è una subregione della Sardegna, posta nella zona centro-meridionale dell’Isola, tra la pianura del Campidano e il Monte Arci. Una delle ipotesi che vorrebbero spiegare l’origine di questo particolare nome racconta come esso derivi dalla presenza sul territorio di numerose paludi, da qui l’appellativo di “mille mari”, per l’appunto Marmilla. 

San Gregorio a Sardara in MArmilla

Michele e papà Paolo ammirano la splendida bifora di San Gregorio.

Lasciando da parte leggende e ipotesi, quello che è indubbio è che quest’area è stata abitata sin dal periodo nuragico, come testimoniano i numerosi reperti ritrovati e riconducibili a questo periodo storico. In epoca medievale invece la Marmilla era inserita nel giudicato di Arborea, uno dei quattro regni indipendenti in cui era divisa l’Isola all’indomani della dissoluzione in occidente dell’impero bizantino. Questa continuità insediativa, dalla preistoria sino a oggi, trova giustificazione nella conformazione del territorio e nella sua grande fertilità.

Un itinerario per le chiese romaniche della Marmilla.

Di seguito vi riproponiamo le tappe del nostro itinerario sperando di incuriosirvi e di farvi venire voglia di conoscere questo territorio e i suoi piccoli, ma ricchi di storia, paesi:

  1. Sardara.

La prima tappa del nostro itinerario è stata Sardara, paese che sorge su uno sperone al centro della pianura del Campidano. Lasciato il pullman abbiamo raggiunto a piedi la bellissima chiesa di San Gregorio, uno dei monumenti gotici meglio conservati in Sardegna.

L’edificio risale al XIV secolo e testimonia benissimo il passaggio dallo stile romanico a quello gotico, giunto nell’isola con in catalani-aragonesi. Questo momento di transizione culturale e artistica è reso alla perfezione dalla zona absidale, semicircolare all’interno e squadrata all’esterno. Sempre nell’abside non si può non ammirare la splendida bifora che richiama appieno le forme gotiche.

San'Antastasia a Sardara in Marmilla

Pozzo Sacro di Sant’Anastasia a Sardara.

La passeggiata a piedi per le vie del centro storico di Sardara ci ha permesso di ammirare alcune architetture tipiche del Campidano con le loro corti interne e i bellissimi portali, sui quali, in alcuni casi, fanno bella mostra di sé i simboli delle diverse corporazioni (sellai, vinaioli, etc.). Quello che più ci ha colpito è stato il recupero di queste abitazioni e di tutto il centro storico, nonché la pulizia delle vie acciottolate e lastricate. Si respirava un’atmosfera di serenità e accoglienza. Ecco in queste stradine ci si sente accolti dalle famiglie che vi abitano e che fanno di tutto per rendere gradevole il passaggio del visitatore e non solo!

Sempre a piedi abbiamo raggiunto la bellissima chiesa di Sant’Anastasia, dove tutt’intorno è possibile ammirare ciò che rimane dell’omonimo santuario nuragico con tempio a pozzo (IX-VIII secolo a. C.). Siamo stati fortunati perché proprio quel giorno si festeggiava la Santa e quindi abbiamo potuto ammirare la chiesa “vestita a festa” e impreziosita con i colori dei costumi maschili e femminili degli abitanti di Sardara. L’area di Sant’Anastasia non è l’unica testimonianza archeologica presente nel territorio di Sardara: ci sono anche alcuni nuraghi, delle tombe megalitiche e i resti delle terme romane. Eh si Sardara è anche un importante centro termale! Ma di questo parleremo in un altro post.

Sicuramente il paese merita una visita più approfondita e noi, altrettanto sicuramente, non ci sottrarremo a essa!

  1. Siddi.

Visitata Sardara, ci siamo diretti a Siddi per vedere la piccola e affascinate chiesa romanica di San Michele Arcangelo.

San Michele a Siddi in Marmilla

Chiesa di San Michele Arcangelo

L’edificio, posto su un piccolo rilievo alla periferia del paese, risale alla seconda metà del XIII secolo ed è costruito in blocchi di pietra calcarea. La sua particolarità si manifesta sin dalla pianta, divisa in due navate con copertura lignea e separate da pilastri ottogonali. Oggi solo la navata più grande ha l’abside, ma in origine la chiesa doveva essere biabsidata. Il vero gioiello di questo edificio è però il fregio scolpito sull’architrave del portale sinistro, dove sono raffigurate cinque figure dalle fattezze umane. Tre sono rappresentate singole e due in coppia. Le figurine, dalle spalle enormi e gli arti esili, sono racchiuse entro riquadri. È del tutto assente ogni riferimento paesaggistico. La più particolare delle cinque è sicuramente quella raffigurata capovolta. L’interpretazione ufficiale vede in questa figura la rappresentazione di Lucifero, l’angelo caduto, mentre la coppia viene intesa come la raffigurazione di Adamo ed Eva. I due omini centrali dovrebbero riprodurre l’Arcangelo Michele, titolare della chiesa, e Dio Padre (la figura più grande).

Ovviamente ci sono anche ipotesi interpretative più suggestive e, per così dire, campanilistiche, come quella che la ritiene una raffigurazione del “ballo sardo”. Sicuramente non è questo il luogo per intavolare una discussione sull’origine e sul significato di questo fregio, che però merita di certo studi più approfonditi.

Anche il territorio di Siddi è ricco di testimonianze archeologiche, prima fra tutte la Tomba dei Giganti di Sa Domu ‘e S’Orcu (1500 – 1300 a. C.) che sarà sicuramente oggetto di una delle nostre prossime escursioni.

fregio di Siddi in Marmilla

Particolare dell’architrave figurato.

  1. Masullas.

La terza tappa dell’itinerario è stata la chiesa di San Leonardo a Masullas, importante centro agricolo della Marmilla.

San Leonardo a Masullas  in Marmilla

Abside del San Leonardo a Masullas.

La chiesa, al centro del paese, fu probabilmente costruita attorno alla metà del XIII secolo, ma sorge su un edificio precedente di cui si possono ammirare i resti all’interno, nella zona presbiteriale. Di questa precedente struttura la chiesa riprende la pianta ad aula unica, con abside orientata a Nord/Est. Dando un’occhiata all’esterno abbiamo subito notato come, nella fabbrica, siano stati utilizzati materiali differenti: arenaria e vulcanite nei due prospetti, pietrame misto nei paramenti murari laterali. Anche il territorio di Masullas è ricco di testimonianze archeologiche che testimoniano la presenza umana sin dal periodo pre-nuragico.

Il paese inoltre si trova all’interno del Parco Regionale di Monte Arci, che racchiude al suo interno una grande concentrazione di flora e di fauna, nonché importanti giacimenti di Ossidiana. Inoltre nell’abitato si possono visitare il GeoMuseo Monte Arci “Stefano Incani” e il museo “I Cavalieri delle Colline”. Insomma anche Masullas merita una visita più approfondita!

  1. Mogoro.

L’ultima tappa della nostra giornata è stata Mogoro, il centro più grande della Marmilla. Qui abbiamo visitato una chiesa che non conoscevo e che ci ha riservato delle bellissime e interessanti sorprese: la chiesa della Madonna del Carmine.

L’edificio fu costruito nel XIV secolo in blocchi di arenaria chiara. Il suo stile è quello gotico-catalano. Anche qui, come a Sardara, ritroviamo la zona presbiteriale semicircolare all’interno e quadrangolare all’esterno. Nel 1600 alla chiesa venne annesso, come di vede bene in facciata, il convento dei Carmelitani, che lasciarono questa struttura nel 1855 con la soppressione dei monasteri e il conseguente passaggio dei loro beni allo Stato.

Mogoro in Marmilla

Michele visita (a occhi chiusi) la chiesa della Madonna del Carmine a Mogoro.

Una volta all’interno sono ben visibili le tracce del monastero, come le aperture, oggi chiuse, che lo collegavano direttamente alla chiesa. Sempre all’interno è possibile ammirare alcune mensole lignee che sorreggono il tetto (sempre in legno): quelle dalle forme più articolate sono le originali, le altre sono legate a successivi interventi di restauro. Ma è l’esterno a rivelarci maggiori sorprese! Una volta di fronte alla facciata, su cui si apre una bifora molto simile a quella di Sardara, balza subito all’occhio una certa incongruenza. In un primo momento abbiamo fatto fatica a capire “cosa non tornava”, ma con un po’ di pazienza siamo riusciti a individuare l’elemento che aveva solleticato la nostra attenzione.

La facciata presenta alcuni elementi architettonici completamente storti, nonché un’asimmetria generale tra i diversi elementi che la compongono: portale, bifora, archetti ciechi. A un primo esame non ci è sembrato che questa peculiarità sia dovuta a un cedimento del terreno e sarebbe interessante dedicarvi uno studio dettagliato. La chiesa inoltre presenta alcuni elementi decorativi molto suggestivi, come i capitelli gotici del portale principale e la formella con raffigurati alcuni personaggi (tra cui un animale). Quest’ultima viene interpretata come “La fuga in Egitto”.

Il tema della “Fuga” verrebbe ripreso negli elementi decorativi del portale laterale, dove in effetti si vedono chiaramente scolpiti alcune palme e un angelo. Insomma questa chiesa rappresenta un vero tesoro non solo per gli storici dell’arte e gli appassionati! Ormai sera abbiamo fatto una capatina veloce alla chiesa di Sant’Antioco, antico patrono del paese. La piccola chiesa sorge su una sommità da cui, se non fosse stato così buio, avremmo potuto ammirare la vallata. La particolarità della chiesetta è che la sua facciata è interamente realizzata in blocchi di basalto nero. In uno si trova abbozzata in rilievo una figura umana che gli abitanti del paese chiamano la “Dea Madre”. Ho trovato molto interessante questo connubio fra sacro e pagano!

Si è conclusa così la nostra giornata in Marmilla. Stanchi ma arricchiti da quest’esperienza siamo tornati a casa, con interessanti spunti per nuove escursioni!!!

Se, come me, amate il medioevo e volete andare alla ricerca delle sue testimonianze sul territorio sardo, ho la guida turistica che fa per voi! 🙂

3 Commenti

  1. Marisa Deias

    Un bel diario della giornata. E una bella e simpatica famiglia! Congratulazioni

    Risposta
    1. bimboins (Autore Post)

      Grazie. E’ sempre un piacere trascorrere una giornata con voi!

      Risposta
  2. Pingback: Gù+àdòj l Chiese Romaniche della Sardegna - bimboinspalla

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