Oristano e il suo Antiquarium Arborense

Se vi trovate a Oristano e avete qualche ora libera vi consigliamo di visitare l’Antiquarium Arborense, il museo archeologico di questa bella città. Noi ci siamo stati qualche pomeriggio fa e c’è proprio piaciuto! Fate attenzione però: attualmente l’ingresso al museo non è quello ufficiale da piazza Corrias, ma da un entrata laterale (per la verità segnalata non benissimo!). Io avevo visitato questa struttura qualche anno fa e mi ricordavo uno splendido ingresso con annessa caffetteria. L’entrata attuale non ispira molto, ma è solo momentanea a causa di alcuni lavori che stanno interessando la struttura. Per cui non fatevi scoraggiare!

Una volta fatto il biglietto, siamo stati indirizzati verso le due sale del piano terra, dove è allestita la mostra temporanea “La città e la torre”. Nella prima sala, gli oggetti esposti, ritrovati per lo più nella penisola del Sinis, ci hanno raccontato la storia del lavoro degli uomini che abitavano questo territorio. Da qui si accede alla seconda Sala, “la città invisibile”, in cui si vuole ricostruire, attraverso l’esposizione, il mondo spirituale di queste antiche popolazioni. L’oggetto che più ha attratto la mia attenzione è stata un’urna cineraria in vetro di 2000 anni fa rinvenuta nel sito archeologico di Tharros. Era intatta!Noi di fronte al plastico di Tharros

Affascinati da questi antichissimi reperti, siamo saliti al primo piano (mamme non preoccupatevi: il museo è munito di ascensore!). Gli oggetti qui custoditi sono testimoni di un altro pezzetto della storia di questa particolare area della Sardegna che va dalla nascita dei primi villaggi sino al periodo medievale. Nelle vetrine disposte lungo le pareti della prima Sala abbiamo ammirato alcuni manufatti che ci hanno aiutato a capire diversi aspetti di questa civiltà: dalle armi alle prime ceramiche, dai gioielli realizzati dai bravissimi orafi tarrensi alle statue degli imperatori romani. Il centro della Sala è occupato dal grande plastico di Tharros, molto utile per comprendere visivamente come fosse organizzato quest’importante centro nel IV secolo d. C.

A mio parere però (anche se, lo confesso, sono un po’ di parte essendo una storica dell’arte) il vero gioiello di questo Antiquarium è la “Sala Retabli”, dove sono esposti, incompleti, tre retabli, provenienti dalle chiese di San Martino extra muros e di San Francesco e dalla Cappella della Casa Comunale, tutte a Oristano. Per intenderci la parola “retablo” è spagnola e indica una grande “pala d’altare” inquadrata architettonicamente. Le “pale d’altare” sono quelle opere, pittoriche o scultoree, che, come suggerisce il termine, sono collocate sopra l’altare. L’uso dei retabli si diffonde in Sardegna a partire dal XIV secolo, durante la dominazione catalana-aragonese. L’imponenza e la bellezza delle opere esposte, ma soprattutto il gioco di luci, studiato appositamente per far risaltare lo splendore del loro fondo dorato, contribuiscono a rendere questa Sala molto suggestiva. Entrando si ha come la sensazione di trovarsi nella loro originaria collocazione e di vederli illuminati dalla luce delle candele. Il tutto concorre a creare un’atmosfera molto affascinante!

Noi davanti al Retablo di San MartinoIl mio preferito è sicuramente il “Retablo di San Martino” che, come suggerisce il nome stesso, proviene dalla chiesa di San Martino, documentata sin dal 1228. In origine, quest’opera era composta di tre tavole, delle quali oggi possiamo ammirare quella centrale e quella destra. Nello scomparto centrale, in basso, è raffigurata la “Vergine che allatta il Bambino”, adagiata su un trono e circondata da angeli musicanti. In quello destro invece è rappresentato San Martino nell’atto di tagliare il pezzo di mantello per donarlo al povero mendicante (Gesù). Dopo numerose controversie, gli studiosi sono ormai concordi nell’assegnare quest’opera a un artista catalano ancora anonimo e di collocarla cronologicamente nella prima metà del ‘400.

Gli altri due retabli conservati nella Sala sono il “Retablo delle Stigmate di San Francesco” e il “Retablo della Madonna dei Consiglieri”. Il primo proviene dall’omonima chiesa, sorta intorno alla metà del XIII secolo, ed è opera di Pietro Cavaro. Nell‘Antiquarium sono conservati quattro scomparti laterali e cinque scomparti della predella, mentre la tavola centrale con la raffigurazione delle stigmate è custodita nella sacrestia della chiesa di San Francesco. Del secondo retablo invece restano solamente la tavola centrale con la “Vergine tra i Santi Andrea e Giovanni Battista” e una “Deposizione di Cristo”.

Retablo delle Stigmate di San FrancescoSempre in questa Sala abbiamo ammirato alcune tra le più importanti testimonianze inscritte e scultoree della storia del giudicato di Arborea e della Città di Oristano. Sorta presso la città fenicia di Othoca (attuale Santa Giusta), l’antica Oristano divenne un centro importante a partire dal 1070, quando divenne sede vescovile al posto dell’ormai abbandonata Tharros. L’attuale assetto urbano della città prese forma nel XIII secolo, quando il giudice Mariano II la volle dotare di una cinta muraria, intervallata da 27 torri minori e con due porte principali (ognuna protetta da una grande torre): la Porta Mari e la Porta Manna. Una delle iscrizioni commemora per l’appunto la costruzione della Torre di San Filippo (1293), posta a guardia della Porta Mari. Un’altra iscrizione ricorda invece la costruzione (1289/1290) della Torre di San Cristoforo, chiamata così in epoca spagnola per la presenza di un retablo del santo.

percorso tattile Antiquarium ArborenseRitornati al piano terra, abbiamo trovato una vera e propria sorpresa: un “percorso tattile” dove sono contenute le riproduzioni di alcuni manufatti del patrimonio storico-artistico e archeologico del territorio di Oristano. Nato per essere destinato ai non vedenti, in realtà questo percorso offre un servizio veramente prezioso ai visitatori perché permette loro di toccare i reperti e avere così la possibilità di arricchire, attraverso il tatto, la loro esperienza al museo. Michele (ma anche io!) si è divertito molto a toccare gli oggetti e a capire, attraverso questo particolare senso (troppo spesso inutilizzato nelle nostre visite ai musei), la differenza tra un materiale e l’altro o tra le diverse forme geometriche!

Il “percorso tattile” è solo uno dei tanti motivi (sicuramente il più caratteristico) per cui consigliamo una visita all’Antiquarium Arborense. Oristano offre tante altre testimonianze culturali della sua lunga e importante storia. Ma di questo ne parleremo in un altro post!

 

 

 

 

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