Un labirinto di botteghe è l’anima di Benetutti

Anche se un po’ in ritardo, arriva il nostro post sulla bellissima giornata trascorsa a Benetutti in occasione della manifestazione “Le botteghe del Labirinto”, giunta ormai alla sua terza edizione. Premetto che sono particolarmente legata a quest’iniziativa perché quella dell’anno scorso è stata la prima escursione ufficiale di un piccolissimo Michele, che non aveva compiuto ancora un mese. Di quell’esperienza ricordo l’atmosfera allegra, un torrone buonissimo e un freddo assurdo! Poiché, com’è ovvio, in quell’occasione la nostra visita a Benetutti è stata velocissima (ci siamo trattenuti un paio d’ore la domenica pomeriggio), con Michele abbiamo deciso di ritornarci anche quest’anno per viverla completamente, immergendoci nel programma di eventi previsto per il sabato.

Stavolta però il freddo ha lasciato il posto a un piacevolissimo sole che, insieme a zia Monica (una new entry) e all’amico Mario (che però ci ha raggiunti nel pomeriggio), ci ha accompagnato nella nostra escursione.

La giornata è iniziata con il percorso guidato ai siti di interesse culturale presenti nel territorio di Benetutti. Devo dire che il tutto era molto ben organizzato: un pullman ci ha accompagnato per prima cosa alle “domus de janas di Luzzanas”, in aperta campagna.Mamma e Michele a Luzzanas Il tratto di strada da fare a piedi non è stato tra i più facili da percorrere col passeggino (ma noi non ci perdiamo d’animo e zia Monica è forzuta!), ma sicuramente ne è valsa la pena visto che al nostro arrivo ci aspettava qualcosa di straordinario! Il sito di Luzzanas è costituito da alcune sepolture ipogeiche (scavate nella roccia) isolate, alle quali si accede mediante un piccolo androne. Una in particolare conserva una testimonianza del passato a dir poco unica e suggestiva: un labirinto a spirale inciso nella parete rocciosa. A oggi questa raffigurazione rappresenta l’unico esempio del genere ritrovato in Sardegna. Ancora di difficile datazione, le ipotesi più recenti la collocano in una fase successiva alla realizzazione della tomba (III millennio a. C.), ovvero entro un arco di tempo compreso tra il VII secolo a.C. e il periodo della dominazione romana. labirintoSe è ancora dubbia la sua datazione, sicuramente è certo il suo significato, cioè quello di rappresentare il cammino tortuoso dell’anima nel suo viaggio verso l’oltretomba. Vedere questa splendida incisione non è facilissimo: bisogna mettere da parte ogni traccia di claustrofobia ed entrare letteralmente sotto terra! In più, una volta dentro, si deve assumere una posizione non particolarmente comoda e stare attenti a non sbattere la testa sul solaio roccioso. Posso però testimoniare che ne vale veramente la pena! Il sito non è attualmente visitabile se non in particolari occasioni, come questa manifestazione, e grazie alla buona volontà di alcune giovani archeologhe del posto che ci hanno accompagnato per tutto il percorso!

Dopo aver ammirato il bellissimo labirinto di Luzzanas, che dà il nome alla manifestazione, ci siamo diretti alla seconda tappa del nostro itinerario: il calidarium, unico superstite dell’impianto termale di epoca romana presente nella piana di San Saturnino.il calidarium di Lesa L’impianto è riferibile alla città di Lesa, talmente importante da essere citata dal geografo greco Claudio Tolomeo nella sua “Geografia”. Lesa era infatti molto famosa per le sue acque termali, denominate appunto “Aquae Lesitanae”. Si dice vi fossero più di un centinaio di sorgenti e nelle vicinanze di ognuna di esse fosse posta una pietra con su scritto il tipo di male che quell’acqua riusciva a curare! Le terme sono ancora una delle risorse più importanti per Benetutti, tanto che il citato calidarium si trova all’interno dello stabilimento termale “San Saturnino”. Nel giardino, infatti, è possibile ammirare questa testimonianza di epoca romana, purtroppo attualmente nascosta ai più! Per intenderci il calidarium era la parte delle antiche terme romane destinata ai bagni in acqua calda e ai bagni di vapore. Al lato di questa grande vasca, la guida ci ha fatto notare una pietra diversa dalle altre: è ciò che resta dell’antica canaletta che serviva per far defluire l’acqua dalla vasca, garantendo così un ricambio costante e una maggiore igiene! altare di Esculapio Nota curiosa, all’interno dello stabilimento “San Saturnino” sono conservati altri piccoli reperti riferibili a Lesa: alcuni frammenti di colonne e tre altari riconducibili a un tempietto dedicato a Esculapio, dio della medicina. Purtroppo il calidarium e questi pochi frammenti costituiscono attualmente l’unica testimonianza di questo importante sito di epoca romana, oggi nascosto (la parte superstite) sotto la strada provinciale 86 che collega Benetutti a Bultei.

A conclusione del nostro itinerario culturale non poteva mancare una chiesa romanica! Questa volta si tratta della chiesa di San Saturnino, situata su un promontorio proprio di fronte al citato stabilimento termale! Insomma, bisogna attraversare l’abitato di Lesa, per raggiungerla! La chiesa, dalle forme semplici e austere, è inserita in un contesto paesaggistico molto suggestivo. Michele e San SaturninoL’edifico è menzionato per la prima volta nel 1163, anno in cui fu donato ai monaci Camaldolesi da Attone, vescovo di Castra. A rendere ancora più affascinante questa chiesa è il fatto che è stata costruita sulle rovine di un nuraghe. Quindi, ricapitolando, nel giro di poche centinaia di metri abbiamo testimonianze di epoca prenuragica, nuragica, romana e medievale!

Con la visita alla chiesa di San Saturnino si è concluso il nostro itinerario culturale e, visto che s’era ormai fatta l’ora di pranzo, ci siamo addentrati nell’altro labirinto, quello delle botteghe, per scoprire e gustare le specialità locali!

Mappa alla mano, con zia Monica abbiamo definito un percorso di massima da seguire (ci siamo fatte guidare dalla gola!) con il proposito di assaggiare più cose possibili! Come prima tappa abbiamo scelto la bottega n. 14 “Cantina Arvisionadu” dove, come suggerisce il nome stesso, abbiamo fatto la conoscenza dell’Arvisionadu, vino tipico di questo territorio, il Goceano, che – come ci ha raccontato il gestore della bottega – è quello in linea d’aria più lontano dal mare. Ci hanno spiegato inoltre che l’Arvisionadu è un antico vitigno autoctono che ormai si coltiva solo in questa zona dell’Isola. Acquisita questa nuova consapevolezza di essere nel cuore della Sardegna e di “degustare” un pezzo di storia, abbiamo assaggiato con piacere un buon bicchiere di G’Oceano (bianco), accompagnato da un’ottima panada alla benetuttese e da un tagliere di salumi e formaggi. E devo dire che questo Arvisionadu è veramente buono!!!

Michele e il costume tradizionale femminile di BenetuttiSeguendo il nostro proposito iniziale abbiamo percorso poca strada, infatti ci siamo fermate alla bottega n. 15 “Bontà, gusto e tradizione”. Ad accoglierci due ragazze in costume tradizionale (e già questo ci è piaciuto moltissimo), ma soprattutto un buonissimo porcetto arrosto, assai gradito anche da Michele!

Lasciato un piccolo spazio per il dolce, ci siamo dirette verso la bottega n. 19 “Athunzu in binza”, secondo il mio modesto parere una delle meglio decorate! Qui abbiamo potuto ammirare, e soprattutto assaggiare, i buonissimi dolci di Angela e della sua mamma. Il tutto accompagnato anche qua da un buon Arvisionadu. i papassini

A questo punto, sazie e felici, abbia deciso di dedicarci nuovamente alle iniziative culturali previste dal programma, ma non prima di aver proceduto al regolare pit stop per il “cambio del pannolino”. Con immenso piacere abbiamo constatato che l’organizzazione aveva messo a disposizione dei visitatori un’immenso e pulito bagno, così abbiamo provveduto con tranquillità alle necessità di Michele. Consiglio da mamma: se per il prossimo anno si riuscisse anche a recuperare, non dico un fasciatoio, ma almeno un piano dove poter cambiare il pannolino senza spaccarsi la schiena, fareste felici non solo me ma tutte le mamme che verranno a trovarvi!!!

Terminata questa doverosa sosta, ci siamo potute dedicare alla mostra di arte sacra, allestita all’interno della chiesa parrocchiale di Sant’Elena e curata dalla dott.ssa Maria Francesca Ricci, grande conoscitrice della chiesa e dei suoi arredi poiché oggetto della sua tesi di laurea.mostra arte sacra 1 I diversi oggetti sacri (argenti, paramenti, quadri, documenti amministrativi, etc.) ci hanno permesso di conoscere e apprezzare la storia di questo luogo di culto, la cui costruzione risale ai primi anni del XV secolo. A colpirci di più sono state sicuramente le quattro opere del Maestro di Ozieri, un pittore sardo attivo nel XVI secolo. Le quattro tele fanno parte del “Retablo di Sant’Elena” e rappresentano la “Crocifissione”, il “Ritrovamento della Vera Croce”, la “Prova della Vera Croce” e “Sant’Elena”. Ancora una volta, la mostra e la valorizzazione di quest’importante patrimonio storico-artistico sardo è legata alla buona volontà di una persona, che per passione e amore verso la sua comunità si dedica anima e corpo a questa missione, con la speranza di trasformare prima o poi questa mostra in un’esposizione permanente!

Accompagnati (ormai ci aveva raggiunto anche Mario) da Maria Francesca abbiamo proseguito il nostro tour per le botteghe, diretti a quella realizzata dalla sua famiglia nella casa di proprietà. Ci siamo così addentrati nelle vie del centro storico, che costituiscono un vero e proprio labirinto! composizioni fioriQui abbiamo potuto ammirare le belle e originali creazioni floreali realizzate dalle proprietarie (zia e figlia) de “La Boutique del Fiore”! Ma soprattutto abbiamo potuto assaggiare il buonissimo torrone appena fatto nella bottega n. 8-9 “Pane Dolci e Fantasia”, una vera delizia!!!

Con ancora in bocca il sapore di torrone, siamo arrivati alla bottega n. 34 “Su Calassiu de sos Ammentos”, dove Maria Francesca e la sua famiglia hanno ricostruito gli ambienti domestici così come dovevano apparire in occasione del battesimo del piccolo di casa. bottega n. 34Tra mobili aperti per far vedere i “servizi buoni”, vassoi carichi di dolci, manichini abbigliati con i vestiti della festa e tavole imbandite si respirava proprio un’atmosfera di festa! E’ stato molto bello passeggiare per le stanze di quest’abitazione e vedere come in passato si festeggiavano queste occasioni importanti!

Lì a fianco, nella bottega n. 33 “Recuperando in dolcezza”, si nascondeva quello che per una golosa come me è un vero tesoro: i cioccolati artigianali realizzati da “Sarda Cioccolati”. Ce n’erano tanti e di tutti i gusti: peperoncino, limone, mirto i più golosi!

il pane appena sfornatoInfine nella bottega “Saludu e Trigu” abbiamo ammirato la realizzazione del pane tipico, cotto sul forno a legna tradizionale. Il profumo del pane appena sfornato ci ha fatto venire l’acquolina in bocca, soprattutto a Michele che si è accaparrato una “cozzula de patata” calda calda!

Non potevano mancare infine le buonissime frittelle (sas catas) della bottega n. 36 “Sa Butega de Sas Catas”, sicuramente la più “rumorosa” e allegra tra tutte quelle visitate!

Ormai sera, abbiamo concluso la giornata ammirando le spaventose maschere della Barbagia. Merdules di OttanaDevo dire che nell’oscurità della sera, queste maschere facevano proprio un certo effetto. Soprattutto i “Boes e Merdules” di Ottana, sdraiati per riprendersi dalla fatica della sfilata, hanno risvegliato in me quel terrore ancestrale che dovevano incutere in passato.

Accompagnate dal rumore dei campanacci delle maschere, abbiamo salutato Benetutti e il suo labirinto. Di questa giornata ci resta sicuramente un bel ricordo, ma soprattutto la conoscenza di un altro pezzetto della nostra storia e del nostro bellissimo, ma sempre poco valorizzato, patrimonio culturale.

P.S. Se volete visitare le domus di Luzzanas potete contattare la dott.ssa Luisangela Sulas al 347/2331926. Invece se vi interessa un percorso guidato alle chiese di Benetutti potete rivolgervi alla dott.ssa Maria Francesca Ricci al numero 327/8514212. Buona visita!

 

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