Grazia Deledda e Nuoro: i luoghi in cui ha vissuto!

casa di Grazia Deledda

Come mi ero ripromessa a Galtellì, ho iniziato a rileggere “Canne al Vento” Pagina dopo pagina la scrittura di Grazia Deledda mi ha affascinato: il suo modo di raccontare una Sardegna autentica e arcaica mi ha riportato in quei luoghi e tra i suoi personaggi. Per questo motivo ho deciso di portare tutta la famigliola (eh si, questa volta ci ha accompagnato anche papà Paolo!) a Nuoro, dove la scrittrice è nata e, negli anni della sua giovinezza, ha potuto approfondire la conoscenza della sua terra e dei suoi abitanti, i cui usi e costumi sono così attentamente descritti nelle sue opere.

Nuoro di Grazia Deledda

Noi al Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde.

Visita nella Nuoro di Grazia Deledda.
1. Il “Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde”.

Considerato che i romanzi della Deledda trattano sempre delle tradizioni e delle credenze del popolo sardo, ho ritenuto opportuno scegliere come prima tappa della nostra escursione il “Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde”, il più grande museo etnografico della Sardegna.

Purtroppo però una volta entrati abbiamo scoperto di poter visitare solo la prima Sala, perché la restante parte della collezione era stata trasferita nella nuova struttura museale di prossima apertura. Nella Sala I è conservata la collezione che raggruppa numerose testimonianze dell’abbigliamento popolare sardo, sia maschile che femminile, provenienti dalle diverse aree dell’isola.

Gli abiti, tutti autentici e utilizzati prima della loro musealizzazione, colpiscono per i loro colori sgargianti e per la ricchezza delle decorazioni. Pieni di aspettative per quello che avremo trovato nelle altre sale, ci siamo dovuti “accontentare” a malincuore di questo piccolo, seppur molto interessante, assaggio di quello che il museo riserva ai suoi visitatori.

Dato che l’apertura della nuova sede è prevista per dicembre, ritorneremo sicuramente a completare la nostra visita.

Nella Nuoro di Grazia Deledda

Primi passi nella piazza antistante a Santa Maria della Neve.

2. Il centro storico.

All’uscita dal museo etnografico abbiamo deciso di fare un giro per le vie del centro in cerca di un posticino tranquillo e carino dove mangiare.

D’obbligo la sosta alla cattedrale di Santa Maria della Neve, risalente al XIX secolo. Dato che si stava celebrando la messa non abbiamo potuto visitare l’interno dell’edificio, ma Michele si è subito consolato nel giardino antistante la chiesa.

Qui, all’ombra di folti alberi, ha potuto sgambettare tranquillamente (eh si, il nostro ometto inizia a compiere i suoi primi passi!) per la gioia della schiena di papà Paolo.

3. Dove mangiare.

Riposatici (si fa per dire!) un po’ e deciso l’itinerario, abbiamo ripreso la nostra passeggiata, sino a quando, guidati dalla fame, siamo arrivati di fronte all’insegna del Dulcinea!

Una volta entrati, questo locale ci è piaciuto molto e abbiamo deciso di fermarci per il pranzo. Si tratta di un pastificio/gastronomia che offre anche servizio al tavolino. I posti a sedere sono pochi, il locale è molto piccolo ma arredato carinamente. Tutto questo contribuisce a rendere l’ambiente particolare e accogliente.

La pasta è fresca e condita in maniera molto semplice: questo la rende adattissima per i bambini che, come Michele, stanno iniziando a mangiare dai piatti di mamma e papà! Michele ha molto gradito sia i culurgiones che i maccarrones de busa, mentre io ho apprezzato tantissimo la buonissima sebadas.

Visita a Grazia Deledda

L’ottima Sebadas di Dulcinea! (pausa pranzo)

La “casa di Grazia Deledda”.

Dopo esserci rifocillati e aver chiesto al proprietario le indicazioni per raggiungere la casa di Grazia Deledda (che è proprio nelle vicinanze), ci siamo diretti verso la nostra prossima tappa. Attraversate alcune viuzze del centro, siamo arrivati alla nostra meta: la casa dove la scrittrice è nata nel 1871 e ha vissuto sino al 1900, anno del suo trasferimento a Roma.

L’edificio risale alla seconda metà dell’800 ed è situato a San Pietro, uno dei rioni più antichi di Nuoro. Nelle sue stanze sono raccolti gli oggetti appartenuti alla Deledda, donati dai suoi familiari.

Dopo aver proceduto all’obbligatorio “cambio pannolino” e parcheggiato il passeggino in un angolo della biglietteria, ci siamo potuti concentrare sulla visita a questa splendida casa/museo, articolata sui tre piani dell’abitazione e nelle due corti interne.

Superate le prime due sale, che presentano una sorta di introduzione generale alla vita e alle opere della scrittrice (quasi a voler preparare il visitatore a quello che troverà nelle sale successive), ci siamo letteralmente addentrati in quella che doveva essere la quotidianità della Deledda, facendo di tanto in tanto capolino nei momenti più importanti della sua vita.

casa di Grazia Deledda

Nella cucina della casa di Grazia Deledda.

Gli ambienti domestici, come la cucina (III sala) e la dispensa (IV sala), sono ricostruiti in base al romanzo autobiografico “Cosima”, pubblicato postumo nel 1936. Nel loro allestimento non è stato trascurato nulla: sul tavolo di castagno della cucina, così come nei diversi contenitori della dispensa, vengono alternati gli alimenti e gli utensili a seconda del succedersi delle stagioni.

Passando di stanza in stanza, ho potuto conoscere una donna tenace e passionale che amava la sua terra tanto da riconoscerne i limiti e le glorie. Ma soprattutto da saperli raccontare! Una donna che con la sua testardaggine, opera dopo opera, è riuscita a far conoscere la Sardegna, terra misteriosa e arcaica, al mondo.

La sua indiscussa capacità di raccontare l’animo umano attraverso i suoi romanzi è stata riconosciuta nel 1926, quando le venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura. A quest’importante riconoscimento e momento della sua vita è dedicata un’intera sala del museo (Sala V), dove sono esposti il diploma e la medaglia originali del Premio.

La visita della casa si completa con una capatina negli spazi esterni: uno più piccolo, porticato e collegato alla strada, l’altro, più grande e isolato, impreziosito dalla presenza di due querce secolari. In quest’ultimo spazio, chiamato comunemente giardino, i visitatori (l’ingresso alla casa è gratuito!) possono rilassarsi e leggere uno dei libri della scrittrice messi a disposizione dal museo. Lasciata la casa natale della scrittrice con la voglia di conoscerla ancora più a fondo attraverso le sue opere, ci siamo diretti verso la terza tappa del nostro tour nuorese.

Monte Ortobene Grazia Deledda

Sul Monte Ortobene.

Il monte Ortobene.
1. La chiesa della Madonna della Solitudine.

Ripresa la macchina, ci siamo diretti ai piedi del monte Ortobene, dove sorge, circondata dalla vegetazione e da un bel parco, la piccola chiesa della Madonna della Solitudine.

Le ridotte dimensioni e l’estrema semplicità di questo luogo di culto non invogliano certo il turista a fermarsi per visitarlo, non fosse che al suo interno conserva, in un sarcofago di granito nero levigato, le spoglie di Grazia Deledda. Per chi, come noi, è arrivato a Nuoro per conoscere meglio la scrittrice è quindi obbligatoria una sosta in questa chiesa, il cui impianto risale al XVII secolo.

Nelle sue immediate vicinanze parte un sentiero che conduce sino alla cima del monte Ortobene. Noi, visto che era praticamente impossibile affrontarlo con il nostro passeggino, abbiamo deciso di guadagnare la vetta comodamente in auto.

2. Il monte.

L’Ortobene è la montagna dei nuoresi, che vi si recano appena possono. Un bel parco, con tanto di giochi per bambini e alcuni chioschetti, aspetta i visitatori che vogliono godere di un’atmosfera fresca e tranquilla.

Lasciata la macchina, ci siamo diretti a vedere la grande Statua del Redentore, opera bronzea dello scultore Vincenzo Jerace eretta nel 1901 in occasione del Giubileo. Da sotto la statua si può godere di una vista magnifica sulla città di Nuoro e su tutto il circondario: nei giorni senza foschia è possibile vedere in lontananza il mare!

Ormai sera, siamo scesi dal monte Ortobene e, salutata Nuoro, abbiamo ripreso la strada di casa. Vi ritorneremo sicuramente perché c’è un museo etnografico (e tante altre cose) ancora da vedere!

 

 

7 Commenti

  1. Martina Manca

    Descrizione avvincente e dettagliata…viene voglia di prendere la macchina e intraprendere insieme a voi questo viaggio! Perfetto per noi genitori e per i nostri adorati bimbi!!!

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    1. bimboins (Autore Post)

      Grazie Martina, le tue belle parole sono per noi il migliore degli incoraggiamenti a continuare!

      Risposta
  2. Antioco

    Complimenti per il diario di viaggio, molto accurato e anche divertente! Grazia Deledda l’ho riscoperta all’università leggendo anche opere meno famose ed è stata anche in parte argomento di tesi; ancora non ho figli e non ho mai visitato la casa, ma alcuni luoghi turistici di Nuoro si. Bravissima Giuseppina!!!

    Risposta
    1. bimboins (Autore Post)

      Grazie Antioco!E mi raccomando: non aspettare di avere un figlio per visitare la casa di Grazia Deledda 😉

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