Galtellì e i luoghi di Canne al Vento

visita a Galtellì

Una presenza immobile, silenziosa ma al contempo imponente, ha accompagnato la nostra visita al borgo di Galtellì. Stiamo parlando del Monte Tuttavista. Ai suoi piedi sorge il piccolo centro abitato. Il monte ha osservato, defilato ma attento, ogni nostro passo, quasi a volersi sincerare dei  buoni propositi che ci hanno condotto in paese. E così, consapevoli del suo sguardo fisso su di noi, abbiamo iniziato questa nuova avventura!

Galtellì

Una delle targhe del Parco Deleddiano.

Il borgo di Galtellì.

Va subito precisato che Galtellì è una Comunità Ospitale, ovvero un luogo in cui si desidera accogliere il visitatore nel migliore dei modi per farlo sentire a casa. Questa ospitalità si respira nell’aria mentre si passeggia per le sue viuzze acciottolate. Le facciate ben curate, i balconi fioriti e la cordialità dei suoi abitanti (sempre pronti al saluto!) contribuiscono a creare un clima di serenità che ci ha subito contagiato, permettendoci di visitare il paese con tutta tranquillità.

Qualche anno fa ero già stata a Galtellì per motivi di lavoro: in quell’occasione ero riuscita a ritagliarmi un piccolo spazio di tempo per visitare il borgo e ricordo di essere rimasta tanto colpita dal suo centro storico da ripromettermi di ritornarci con calma. Per questo motivo ho colto al volo l’occasione di visitare questo borgo insieme all’associazione di cui faccio parte, “Amici del Romanico”, che come dice il nome stesso si occupa della valorizzazione del patrimonio di architettura romanica in Sardegna. Eccoci allora a Galtellì, alla scoperta dei luoghi che hanno dato l’ispirazione a Grazia Deledda per il suo celebre romanzo “Canne al Vento”.

Confesso di ricordare molto vagamente la trama di questo romanzo, letto con l’entusiasmo di un adolescente costretto a farlo dalla professoressa di italiano delle medie. La mia curiosità e la voglia di far conoscere a Michele un pezzetto della nostra cultura, uniti a quei vaghi ricordi adolescenziali, ci hanno condotto qui per scoprire i luoghi che hanno fatto da sfondo alle vicende delle sorelle Pintor e del loro fedele servo Efix.

visita a Galtellì

In visita a Sa Domo ‘e sos Marras

Un itinerario per scoprire Galtellì.

Il legame tra gli abitanti di Galtellì e la scrittrice Premio Nobel è così forte che il paese ha aderito al progetto del Parco Letterario Grazia Deledda.

L’itinerario ha inizio proprio dalla Porta di accesso al Parco, in via Sassari, dove si può trovare tutto il materiale informativo utile alla visita. Qui ci hanno accolto Daniela e Giuseppina, le nostre guide che ci hanno accompagnato per tutta la giornata. Nota da mamma: la Porta di accesso offre una location ideale per poppata e, con un po’ di spirito di adattamento, per il cambio pannolino.

Da qui ci siamo spostati lungo il nostro itinerario composto dalle seguenti tappe:

1. Museo Etnografico “Sa domo ‘e sos Marras”.

Il Museo è ricavato in un’antica casa padronale del XVIII secolo. Nell’ampio cortile interno abbiamo trovato a farci gli onori di casa due soci della Pro Loco di Galtellì, uno dei quali era proprio un erede degli antichi proprietari della residenza. Nei locali del pianterreno sono stati disposti, divisi per sezioni, gli oggetti usati anticamente per il lavoro dei campi e per le attività quotidiane. A nostro parere l’ambiente più affascinante tra quelli che si possono visitare è quello denominato “sa domu ‘e su telaiu” ovvero la stanza destinata alla tessitura, dove è custodito un antico telaio orizzontale in ginepro. Una scala esterna dà accesso al piano nobile, dove risiedevano i proprietari. Un’ampia veranda separa l’ambiente della cucina (“sa cuchina”) dalle camere private. La cucina è arredata nei minimi particolari e al centro sono disposti gli strumenti che le donne della famiglia usavano per produrre il pane. Devo dire che questa stanza è molto suggestiva: tutti quegli oggetti mi hanno riportato indietro nel tempo, quando da bambina preparavo la pasta “fatta a mano” con mia nonna. Al di là di ciò che vi è custodito, quello che più mi ha colpito di questo Museo è stata la partecipazione di tutta la comunità al suo allestimento. Le famiglie hanno donato i propri oggetti, e in qualche modo i propri ricordi, affinché le tradizioni del paese non venissero dimenticate.

Galtellì

La cucina del “Museo Sa Domo ‘e sos Marras”.

2. Parco Comunale Malicas.

Oasi verde ideale per i bambini, dove, se il tempo lo permette, possono divertirsi sul prato o nei giochi a loro dedicati.  Il Castello di Malicas, costruito agli inizi del ‘900, sovrasta il Parco e, con un po’ di attenzione, ai suoi piedi si possono vedere alcune domus de janas, scavate nella roccia. Dato che il tempo è stato clemente abbiamo potuto mangiare all’aperto, godendo del fresco e della pace di questo giardino. L’ambiente è stato talmente rilassante che Michele, dopo aver mangiato, si è addormentato (cosa quanto mai rara!) e ci ha accompagnato in silenzio per gran parte del pomeriggio! Da segnalare il buonissimo caffè che ho gustato nel chioschetto presente all’interno del Parco.

3. Chiesa del Santissimo Crocifisso.

Ritornati nel centro storico, abbiamo visitato la Chiesa del Santissimo Crocifisso, che prende il nome dalla statua lignea ad altezza naturale dei primi del XV secolo qui conservata. Leggenda vuole che questa statua sia giunta a Galtellì per volontà divina. Trovata nella spiaggia di Orosei, fu caricata su un carro per essere portata a Sarule, ma proprio all’altezza della chiesa di Galtellì i buoi si fermarono e non ne vollero saperne di riprendere il cammino. La testardaggine degli animali venne interpretata come segnale divino e da allora il Cristo in Croce viene custodito qui.
A ricordo di questo fatto rimane il profondo legame devozionale tra i sarulesi e questa statua. Che la leggenda sia vera o no (stranamente queste statue sacre vengono tutte ritrovate sulle spiagge! ;)), ciò che più mi ha colpito di questo simulacro è stata la dedizione dei fedeli nei suoi confronti. Basti pensare che periodicamente le donne del paese donano una ciocca dei propri capelli per ricreare la capigliatura del Cristo, che così di volta in volta cambia colore e pettinatura!

chiesa Galtellì

Michele e la facciata della chiesa del Santissimo Crocifisso.

4. Casa delle sorelle Pintor.

Fulcro del romanzo della Deledda, l’edificio, un tempo enorme, è oggi diviso in diversi appartamenti. Nonostante questo, nel suo insieme mantiene ancora intatto il ricordo della dignità e del rango dei suoi proprietari. Attualmente è possibile visitare solo due porzioni della struttura, ma a noi purtroppo, visti i lavori all’interno, è stato possibile vedere solamente il cortile con il pozzo, che alla scrittrice ricordava un nuraghe.

5. Chiesa di San Pietro.

Secondo noi vero gioiello di Galtellì, l’antica basilica medievale (XI-XII secolo) fu sede della Diocesi di Galtellì. L’edificio sorge vicino al cimitero del paese e per un breve tratto le strade sono comunicanti, perciò non spaventatevi se ad un certo punto vi trovate di fronte al cancello del Campo Santo ma imboccate la stradina di sinistra che in breve tempo vi condurrà al monumento! In realtà la chiesa sorge su un’antica area cimiteriale e lungo la strada e nelle vicinanze della stessa è possibile osservare ancora le tracce di alcune sepolture. Vista da fuori la costruzione appara assai modesta, ma non fatevi ingannare perché al suo interno conserva un vero e proprio tesoro! Durante un recente restauro, nelle pareti della navata centrale è riemerso infatti un bellissimo e coloratissimo ciclo di affreschi, risalente ai primi anni del XIII secolo. Le pitture dovevano in origine ricoprire per intero le pareti laterali, ma i lavori di ampliamento della chiesa hanno distrutto la parte bassa dell’opera. Sono giunte sino a noi le scene dell’ordine superiore e alcuni frammenti di quello mediano. Dalla loro analisi si comprende che nella parete di destra (per chi entra) sono raffigurate scene tratte dal Vecchio Testamento e in quella di sinistra scene riprese dal Nuovo Testamento. Personalmente sono rimasta affascinata dalla scena della Crocifissione, dove è dipinto il momento esatto in cui Gesù spirò e il giorno lasciò spazio alle tenebre (rappresentato dalla presenza nello stesso riquadro del sole e della luna). Non mi era mai capitato di vedere questo tipo di raffigurazione.

medioevo a Galtellì

Particolare degli affreschi medievali nella chiesa di San Pietro.

Ancora affascinati dai colori vivaci degli affreschi di San Pietro, siamo usciti dalla chiesa dove ad aspettarci c’era il nostro immobile compagno di viaggio, che da secoli veglia su questo luogo di culto. Guardando in alto, verso la vetta del Monte Tuttavista siamo riusciti a intravedere, piccolo piccolo, il Crocifisso bronzeo realizzato dall’artista Pedro Angel Terron Manrique.

Le nostre bravissime guide ci hanno assicurato che dal monte si può godere di un’ottima vista sul Golfo di Orosei. Inoltre tutta una serie di percorsi naturalistici permettono di scoprirvi angoli alquanto suggestivi, come nel caso della roccia forata detta “Sa Preta Istampata”.

E’ con la promessa di ritornare per scoprire le sue bellezze naturalistiche che lasciamo Galtellì e le nostre guide. L’ultimo saluto però, quello più speciale, lo rivolgiamo al Monte Tuttavista, che silenzioso come sempre ci accompagna ancora per un po’ nel nostro rientro a casa, dove mi aspetta un mio vecchio libro delle scuole medie! 😉

Info pratiche per visitare Galtellì.

Se con questo post vi abbiamo fatto venire voglia di visitare questo straordinario borgo potete consultare questo sito. 🙂

 

 

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